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Consapevolmente on line. Riflessioni teoriche

Ragioniamo sull’analisi critica dei siti web

Di Tommaso Baldo

Bloch

Tuttavia, perché l’errore di un testimone divenga quello di molti uomini, perché una cattiva osservazione si trasformi in una voce falsa, occorre anche che lo stato della società favorisca questa diffusione[1].

Marc Bloch.

Nello scorso post ho elencato una lista di domande che ritengo utili per verificare l’affidabilità dei siti web ad argomento storico.

Qual è il titolo del sito su cui hai trovato la fonte (scritto, audio, video, ecc.)  presa in esame?

Qual è la fonte presa in esame (il titolo dello scritto, dell’audio o del video)?

Qual è la data di realizzazione del sito?

Quando è stato l’ultimo aggiornamento della pagina web?

Quando è stato realizzata la fonte presa in esame?

Chi sono gli autori del sito (fai una breve ricerca e scrivi brevemente chi è o cos’è la persona, l’ente o l’associazione che ha realizzato il sito)?

Chi sono gli autori della fonte (fai una breve ricerca e scrivi brevemente chi è o cos’è la persona, l’ente o l’associazione che ha realizzato la fonte)?

La fonte che esamini presenta delle fonti (note o bibliografia)?

Secondo te quali sono le finalità del sito?

Come può interagire l’utente con il sito? Può modificarlo?

Vi sono dei link esterni? Sono attivi?

Utilizzeresti questo sito per la tua ricerca? Se sì, ritieni vi sia qualche elemento di cui tenere conto nell’utilizzo?

Queste domande vanno naturalmente utilizzate con giudizio. Sul web come in cartaceo occorre tener presente quel «metodo critico»  che Marc Bloch auspicava nel suo «Apologia della storia o mestiere di storico». Per essere considerato minimamente attendibile un testo di argomento storico deve riportare chi è il proprio autore e quali sono le proprie fonti,  attraverso note e/o in bibliografia. Occorre inoltre domandarsi chi sono i curatori del sito e quali sono le loro finalità. Il sito di un’istituzione culturale, ad esempio, ha scopi ben diversi da quello di un’organizzazione politica.

Un sito web in fondo è una specie di archivio. L’atto di archiviare è in realtà anche un esercizio di potere perché chi lo compie sceglie cosa ritiene così importante da meritare di essere conservato e cosa invece può essere distrutto o abbandonato. Pertanto occorre sempre chiedersi qual’è lo scopo in base al quale un sito web sceglie di ospitare questo o quell’articolo. In sostanza non limitatevi a leggere su un sito il testo che vi interessa, ma cercate di capire con precisione chi gestisce il sito stesso.

In ogni caso l’imparzialità non esiste, ogni trattazione, anche quella che possiamo ritenere più attendibile e autorevole è sempre frutto di un punto di vista parziale. È bene quindi ricordare alcune cose.

1 –  Il nostro punto di vista è sempre frutto del nostro tempo

Prendiamo ad esempio le voci riguardo a Giuseppe Mazzini presenti sul sito www.Treccani.it . Viste superficialmente sono entrambe due fonti attendibili: sono presenti sul sito di un’istituzione prestigiosa, sono realizzate da studiosi noti e stimati, presentano le fonti consultate. Peccato che la prima di queste voci (http://www.treccani.it/enciclopedia/giuseppe-mazzini_(Enciclopedia-Italiana)/ ) sia stata pubblicata sull’enciclopedia Treccani nel 1934, in pieno regime fascista e che sia firmata da Giovanni Gentile. Siamo quindi di fronte al punto di vista del regime fascista su Mazzini.

Così come la voce, sempre su Mazzini, realizzata nel 2008 per il Dizionario Biografico degli italiani dal professor Giuseppe Monsagrati (http://www.treccani.it/enciclopedia/giuseppe-mazzini_(Dizionario_Biografico)/), fatalmente è frutto del nostro tempo.

Come ha scritto Marc Bloch:

 «Senza che lo storico se ne renda conto, i punti [delle sue domande] gli sono suggerite dalle affermazioni o dalle esitazioni che le sue precedenti esperienze hanno inconsciamente iscritto nel suo cervello; il senso comune, i comuni pregiudizi, ne hanno dettato gli interrogativi. Non si è mai così puramente recettivi come ci si immagina»[2].

Questo non significa che siccome la notte buia tutte le vacche sono grigie. Si dovrà sempre preferire un sito che presenta i propri autori e le proprie fonti ad un sito che non lo fa, così come preferiremo rivolgerci alla fonte più aggiornata e recente a nostra disposizione. Ma non bisogna fare l’errore di ritenere che qualcuno o qualcosa abbia la verità in tasca, che sia fuori dalla storia.

«Il motto di Pascal è più che mai valido: “Tutti si credono dio, giudicando: questo è buono o cattivo”. […] Nella vita quotidiana, le esigenze del comportamento ci impongono questo appiccicare delle etichette, di solito molto sommarie. […] Siamo davvero tanto sicuri di noi stessi e del nostro tempo, da separare, nella folla dei nostri padri, i giusti dai dannati?»[3]

2 –  Fonte e sito vanno valutati ciascuno per proprio conto

Al link http://www.recuperanti.it/bar_soldati_18.php[4] troviamo un testo inerente le vicende dei soldati trentini arruolati nell’esercito austroungarico nel corso della grande guerra.

I recuperanti 1

Se analizziamo questo breve saggio ci accorgiamo che il testo in sé ha tutte le caratteristiche per essere considerato attendibile: presenta le fonti, introduce delle citazioni  ed è noto chi è il suo autore: Lorenzo Barater, uno studioso di storia locale con incarichi di rilievo presso istituzioni culturali.

I recuperanti 2

Naturalmente si potrà sempre non concordare con l’interpretazione proposta (come può accadere per qualunque saggio storico), ma di certo è un testo che da conto delle sue fonti e del suo autore, senza nascondere qual’ è il punto di vista che lo ispira. Pertanto è un testo che possiamo benissimo considerare attendibile, non perché contenga una verità assoluta, ma perché l’autore dichiara la propria identità e dà conto delle fonti utilizzate.

Questo però non significa che riterremo automaticamente altrettanto attendibili ed intellettualmente onesti tutti gli altri elaborati che troveremo sul sito http://www.recuperanti.it/ . Se lo esploriamo brevemente ci accorgiamo che si tratta di un sito che si occupa di  salvaguardare una memoria, quella dei trentini che si batterono con la divisa austroungarica indosso. Leggiamo infatti alla voce “Chi siamo”:

«Nel mese di marzo del 1991 nasceva il Gruppo “I Recuperanti” di Mezzano. Nell’atto costitutivo del Gruppo si afferma:

“Il Gruppo rappresenta e cura l’interesse generale di ricercatori e conservatori di notizie, scritti e testimonianze storiche riguardanti fatti della Prima Guerra Mondiale verificatasi principalmente sui monti e nelle vallate circostanti Primiero, ed in altri luoghi dove i nostri nonni servirono nell’esercito Austriaco. Si prefigge di portare le stesse a conoscenza di altri, in special modo dei giovani e di far loro amare e rispettare i luoghi sacri e si impegna a creare delle mostre a scopo culturale e conoscitivo dei luoghi storici dove quei soldati combatterono” »[5].

Gli animatori del sito compiono ricerche, organizzano mostre e manifestazioni, intrattengono rapporti con musei e altre istituzioni. Insomma si dedicano ad attività assai simili a quelle compiute ad esempio da molte sezioni dell’ANPI (Associazione Nazione Partigiani Italiani) o dell’ANA (Associazione Nazionale Alpini).

È bene però sempre ricordare che un’associazione che cerca di salvaguardare una memoria è cosa diversa da un’istituzione culturale che ha come scopo lo studio della storia.

La memoria è il modo in cui un singolo od una comunità guardano al proprio passato secondo il proprio punto di vista. La storia è il tentativo di costruire una narrazione basata sull’accertamento dei fatti e dei rapporti di causa-effetto che intercorrono tra loro. Naturalmente la distinzione non è assoluta, chi si occupa di storia può benissimo condividere una memoria (così come ciascuno ha le proprie opinioni). Ad esempio il sottoscritto si occupa di storia lavorando in un museo ed è al contempo tesserato ANPI. L’importante è distinguere quando ci si tra occupando di storia e quando si sta trasmettendo la propria memoria.

La memoria stessa è inoltre un’importante fonte per scrivere la storia ed il lavoro svolto da associazioni come “I recuperanti” costituisce un apporto fondamentale non solo a tener vivo l’interesse verso il passato, ma anche a rinvenire e conservare documenti di notevole interesse.

Se però ci poniamo il problema di fare una ricerca on line sulla Grande Guerra in Trentino  useremo l’articolo di Lorenzo Barater come fonte secondaria (come narrazione dei fatti storici), mentre altri materiali del sito ci saranno utili come fonti primarie (ad esempio questa: http://www.recuperanti.it/risveglio_austriaco_37.php )[7].

Risveglio austriaco

Mentre eviteremo di utilizzare i testi che non presentano le proprie fonti o che sono pure e semplici esposizioni di opinioni personali. Su http://www.recuperanti.it/ , troviamo infatti molti articoli e persino lettere ripresi dai quotidiani, come questa[8]:

recuperanti 4

In sostanza una rondine non fa primavera, e un articolo “a regola d’arte” non rende automaticamente affidabile tutto un sito, occorre valutare sempre caso per caso.

3 –  Le fonti non stanno lì per bellezza, ma per essere controllate.

Mi scusino tutti coloro che si impegnano per far vivere Wikipedia, non intendo infierire sull’enciclopedia libera. Il fatto è che le sue voci sono tra le poche on line a riportare le note (buona parte di quanto si trova sul web e tratta di storia è di livello ben peggiore) ed i loro errori o manchevolezze sono un ottimo esempio del perché occorre controllare le note, non per finta  davvero.

Non basta infatti che sparsi per il testo ci siano qua e là dei simpatici numerini, occorre che ad ogni affermazione corrispondano davvero delle fonti in grado di comprovarla e sostenerla adeguatamente.

Prendiamo ad esempio la voce “Trentino – Alto Adige”[9] di Wikipedia, nel testo vi sono delle note, ma vi sono anche ampie parti in cui manca ogni riferimento atto a sostenere le affermazioni che vi si trovano. Ad esempio qui, quando si parla degli eventi post 1866.

Alto adige wiki

Quella riguardo alla “germanizzazione” dell’Alto Adige ordinata da Francesco Giuseppe mi sembra un’affermazione un po’ “forte” (ho qualche dubbio che sia andata così …), un’affermazione che andrebbe quanto meno sostenuta inserendo una nota che spighi da dove si è presa questa informazione.

Può capitare anche che le note vi siano, ma che le fonti indicate non siano all’altezza del tema trattato. Ad esempio la voce “Giuseppe Mazzini”[10] di Wikipedia affronta alcuni dei punti cardine del pensiero mazziniano:

Mazzini wiki

Purtroppo però le fonti in questione (vedi le note 11, 12 e 13) non fanno riferimento a testi all’altezza del ruolo loro assegnato dal autore o dagli autori.

Mazzini fonti

Le nota 11 e 12 sono infatti due articoli tratti da quotidiani, rispettivamente “La Provincia Pavese”[11] e “Il Giornale”[12]. La nota 13 è invece tratta da un dizionario di storia moderna e contemporanea on line (corredato di bibliografia)[13].

Non intendo certo dire che in questa voce di wikipedia vi siano scritte delle bestialità, ma ritengo che per fissare i punti cardine del pensiero mazziniano sarebbe stato più appropriato citare un libro od un saggio specificatamente dedicato all’argomento anziché fonti “generiche” e superficiali come i quotidiani o la voce stringata di un dizionario on line.

Intendiamoci, se qualcuno vuole avere un’idea di chi fosse Giuseppe Mazzini e di cosa pensasse questa voce di wikipedia va più che bene. Consiglio invece di cercare altro se quello che si vuole è materiale utile ad una ricerca da presentare ad altri.

In ogni caso è sempre bene ricordare che le note stanno lì non per essere ammirate, ma per essere controllate.

È il caso di citare ancora una volta Marc Bloch

«In tutti i casi in cui non si tratti dei liberi giochi della fantasia, un’affermazione non ha il diritto di presentarsi se non a condizione di poter essere verificata; per uno storico, se usa un documento, indicarne il più brevemente possibile la collocazione, cioè il modo di ritrovarlo, non equivale ad altro che a sottomettersi ad una regola universale di probità. Avvelenata dai dogmi e dai miti, la nostra opinione, anche la meno nemica dei “lumi”, ha perduto persino il gusto del controllo. Il giorno in cui noi, avendo prima avuto cura di non disgustarla con una vana pedanteria, saremo riusciti a persuaderla a misurare il valore di una conoscenza dalla sua premura di offrirsi in anticipo alla confutazione, le forze della ragione riporteranno una delle loro più significative vittorie»[14].

Credo che  “trasmettere il gusto del controllo” sia esattamente il dovere di chi si occupa di storia. Quella di Bloch infatti non è solamente un’indicazione di tipo “professionale”, ma un monito di carattere civile. Egli non si limitò a lottare per le “forze della ragione” con la penna; non poté infatti concludere la stesura di «Apologia della storia o mestiere di storico» perché venne fucilato dai nazisti in quanto membro della resistenza francese.

[1] Marc Bloch, “Apologia della storia, o Mestiere di storico”. Torino, Einaudi. 1998: p.69.

[2] Marc Bloch, “Apologia della storia, o Mestiere di storico”. Torino, Einaudi. 1998: p.52.

[3] Marc Bloch, Apologia della storia, o Mestiere di storico. Torino, Einaudi. 1998: p.104-105.

[4] Lorenzo Barater. Una memoria necessaria. Consultato 12.11.2014 sul  sito http://www.recuperanti.it/bar_soldati_18.php.

[5] Chi siamo. Consultato il 12.11.2014 sul  sito  http://www.recuperanti.it/chisiamo.html .

[6] La riconquista austriaca del primiero. Consultato il 12.11.2014 sul  sito http://www.recuperanti.it/risveglio_austriaco_37.php

[7] La riconquista austriaca del primiero. Consultato il 12.11.2014 sul  sito http://www.recuperanti.it/risveglio_austriaco_37.php

[8] Il 150° compleanno dell’Italia, una menzogna storica. Consultato il 12.11.2014 sul  sito http://www.recuperanti.it/risorgimento_st.php?ar=0 .

[9] Trentino – Alto Adige. Consultato il 13.11.2014 sul  sito http://it.wikipedia.org/wiki/Trentino-Alto_Adige .

[10] Giuseppe Mazzini. Consultato il 13.11.2014 sul  sito http://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_Mazzini .

[11] Sisto Capra. Mazzini “pavese” e l’unità d’Europa. In «La Provincia pavese» del 4 maggio 2005. Consultato il 12.11.2014 sul  sito http://ricerca.gelocal.it/laprovinciapavese/archivio/laprovinciapavese/2005/05/04/PK3PO_PK301.html

[12] Matteo Sacchi. Quando Mazzini scatenò il patatrac sognando la repubblica. In «Il Giornale» del 10 giugno 2013. Consultato il 12.11.2014 sul  sito http://www.ilgiornale.it/news/cultura/quando-mazzini-scaten-patatrac-sognando-repubblica-925502.html .

[13] R. Balzani. Mazzini Giuseppe. Consultato il 12.11.2014 sul  sito http://www.pbmstoria.it/dizionari/storia_mod/m/m121.htm   .

[14] Marc Bloch, Apologia della storia, o Mestiere di storico. Torino, Einaudi. 1998: p.68-69.

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1 commento

  1. […] più particolareggiata e attendibile (per valutare l’attendibilità di un sito può esserti utile questo). Molti utenti si rivolgono a Wikipedia come ad una specie di oracolo che viene consultato […]

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