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San Simonino prega per noi!

Viaggio nell’antigiudaismo on line, dai lefebriani alla Treccani

Di Tommaso Baldo

Simonino_Trento

È possibile che sul web antichi fantasmi tornino a nuova vita? È possibile che si diffonda ancora in modo massiccio la più incredibile ed infamante delle calunnie rivolte contro gli ebrei: «l’accusa del sangue», cioè l’accusa di aver ucciso e dissanguato bambini cristiani nel corso di crudeli rituali legati alla pasqua ebraica?

Questa calunnia pare sia stata recentemente ripresa da un quotidiano vicino ad Hamas (almeno stando a quanto afferma l’israeliano The Jerusalem Post[1]), ma la sua origine non è mussulmana bensì cristiana. C’è ancora qualcuno qui in Europa che presta fede a questa accusa?

Mi pongo questa domanda da un punto di osservazione privilegiato, da  Trento, dove sino al 1965 era assai diffuso il culto di «San Simonino». Per chi non avesse mai sentito parlare delle vicende legate a questa figura vedo di riassumere in breve, naturalmente senza nessuna pretesa di completezza.

La storia di San Simonino e il dibattito storiografico

Anno del signore 1475, 23 marzo (giovedì santo per i cristiani, pasqua per gli ebrei). Trento era una città in maggioranza di lingua italiana, con una comunità tedesca ed una piccola presenza ebraica (circa 30 persone, divisi in tre famiglie). Reggeva il potere, sia spirituale che temporale, il principe vescovo Giovanni Hinderbach. La città era scossa dalla predicazione antigiudaica di frate Bernardino da Feltre che si scagliava contro l’eccessiva “tolleranza” nei confronti degli ebrei. La sera di quel 23 marzo i genitori del piccolo Simone (in seguito sarà chiamato Unverdorben, cioè innocente) denunciarono la scomparsa del loro figlioletto, di circa due anni e mezzo.

Le autorità cittadine disposero subito la perquisizione delle case della comunità israelitica, che però non diedero alcun risultato. Tre giorni dopo, la domenica, furono gli ebrei stessi a denunciare il ritrovamento di un corpicino in una “roggia” (fossato interno alla città) che correva nei pressi della loro piccola sinagoga. Venne effettuata una perizia sul corpo del bambino mentre si dispose l’arresto degli ebrei, che secondo le procedure dell’epoca vennero sottoposti a tortura. Essi “confessarono” di aver torturato e ucciso il piccolo Simone nel corso di un elaborato e crudele rituale, per poi servirsi del suo sangue nella celebrazione della pasqua ebraica. Il processo subì due sospensioni volute dall’Arciduca Sigismondo d’Austria e dal Papa Sisto IV, preoccupati dalle critiche sollevate dall’operato degli inquisitori di Trento. Il procedimento si concluse con 15 condanne a morte, nove contro i principali imputati, arsi al rogo in seguito alla sentenza del 20 giugno 1475, altri 6 decapitati tra il 13 ed 15 gennaio 1476. I loro beni erano naturalmente stati confiscati. La comunità ebraica di Trento aveva cessato di esistere.

Lo svolgimento processuale non dovette convincere troppo il pontefice. Un mese dopo le prime 9 condanne a morte del giugno 1475 Papa Sisto IV inviò a Trento un commissario incaricato di riferire sui fatti e sul processo medesimo, si trattava di Battista de’ Giudici,  noto teologo domenicano e vescovo di Ventimiglia. Egli venne ostacolato sia dal fanatismo popolare (che già attribuiva al piccolo Simone alcuni miracoli) che dallo stesso vescovo Johannes Hinderbach. A de’ Giudici venne impedito di parlare con i detenuti ancora in vita e solo dopo quindici giorni poté prendere visione dei verbali dei processi. Convintosi in breve dell’innocenza degli ebrei si trasferì a Rovereto (all’epoca territorio veneziano, quindi sottratta al controllo del principe vescovo di Trento) dove raccolse le prove necessarie alla riapertura del processo e le portò con sé a Roma.

Dinnanzi a questa inchiesta condotta dal suo commissario il pontefice nominò una commissione di cardinali incaricata di esaminare la questione. I lavori della commissione si conclusero 1478 senza entrare nel merito della causa, cioè la colpevolezza o meno degli ebrei, il martirio o meno del Simonino, ma affermando la correttezza formale del processo svoltosi a Trento.

 Intanto si era sparsa la voce tra il popolo di Trento che il piccolo Simone fosse un martire, anzi un santo che se invocato compiva miracoli, ben trentasette entro il 4 giugno 1475. Nel maggio 1479 il principe vescovo Hinderbach presentò formale domanda di canonizzazione del prodigioso Simonino, ma si dovette attendere il 1588 perché Sisto V ne decretasse la beatificazione. Da allora il 24 marzo divenne la celebrazione in onere del beato Simonino, più popolarmente San Simonino[2].

Da allora in quella data si tenne per le vie di Trento una processione in cui venivano mostrati alla folla il corpicino del “martire” ed i presunti strumenti di tortura dei suoi assassini.

Le prime contestazioni a questo culto vennero nel 1903 quando il giovane giurista Giuseppe Menestrina sulle pagine della rivista «Tridentum» confutò l’attendibilità del processo[3] suscitando la sdegnata reazione del mondo cattolico e l’appoggio dell’esiguo socialismo locale, in particolare di Cesare Battisti ed Ernesta Bittanti[4]. Una grande processione in onore del Simonino si svolse il 24 marzo 1955, 10 anni dopo l’apertura dei cancelli di Auschwitz (nell’immagine).

Processione

Nel 1964, nel clima del Concilio Vaticano II e del dialogo inter-religioso, si ebbe la pubblicazione dello studio di padre Eckert che spinse il 4 maggio 1965 la Congregazione per i Riti della Fede a rimettere al vescovo di Trento, monsignor Gottardi, la «prudente rimozione» del culto del Simonino. La decisione venne resa pubblica il 28 ottobre 1965[5].

Tutto finito? Per niente! nel 2007 Ariel Toaff,docente di Storia del Medioevo alla Bar-Ilan University  in Israele pubblica il libro «Pasque di sangue, ebrei d’Europa e omicidi rituali», edito da il Mulino. Nel suo testo Toaff (senza affrontare in realtà il tema di cosa sia effettivamente successo al Simonino) avanza l’ipotesi che gli ebrei condannati e uccisi a Trento nel 1475 e 1476 abbiano davvero effettuato un rituale che prevedeva l’uso di sangue umano.  Tale rituale sarebbe stato condiviso da gruppi estremisti di ebrei askenaziti. Secondo Toaff le confessioni rilasciate dagli ebrei di Trento sono attendibili perché contengono elementi della cultura ebraica che gli inquisitori  non potevano conoscere.

«Troppi sono infatti gli elementi emergenti da un’attenta lettura dei processi, così nella forma come nella sostanza, che si richiamano a realtà concettuali, a riti, a pratiche liturgiche e ad atteggiamenti mentali, tipici ed esclusivi di un mondo ebraico particolare, che in nessun modo possono essere attribuiti alla suggestione dei giudici e prelati»[6].

Dunque una profonda revisione di tutti gli studi sull’ argomento non basata sul rinvenimento di nuovi documenti, bensì di una diversa interpretazione di quelli già noti. Una revisione che lascia intravedere la possibilità che gli ebrei fossero davvero colpevoli di aver ucciso il bambino.

Il testo di Toaff ottiene una recensione entusiasta da parte di Sergio Luzzato su «Il Corriere della sera», nella quale si afferma che il volume contiene le prove dell’uccisione del piccolo Simone e di chissà quanti altri bambini cristiani per mano degli ebrei[7]. Il libro diviene così argomento dibattuto con furore sulle prime pagine dei giornali. Contro le ipotesi in esso contenute, e soprattutto contro l’idea che il piccolo sia stato davvero sacrificato dagli ebrei,  si schierano praticamente tutti gli storici “ferrati” in materia: Igino Rogger[8], Diego Quaglioni, Anna Esposito[9], Adriano Prosperi[10] e Carlo Ginzburg[11]. Fa eccezione Franco Cardini, che dapprima sostiene le posizioni di Toaff[12], poi esprime un giudizio più cauto[13].

Il dibattito raggiunge un’asprezza drammatica all’interno della comunità ebraica italiana e della famiglia Toaff (il padre di Ariel era Elio Toaff l’ex rabbino-capo di Roma), infine l’autore decide di far ritirare dal commercio il libro. Lo ripubblica in una seconda edizione l’anno successivo (sempre edita da Il Mulino)[14]. In questa versione rivede le affermazioni più controverse della precedente stesura, avendo cura di chiarire

«In primo luogo intendo chiarire di non avere dubbio alcuno sul fatto che i cosiddetti “omicidi e infanticidi rituali” siano da relegarsi al rango di miti e non di riti effettivamente praticati dalle comunità ebraiche viventi e operanti nei territori di lingua tedesca o nel Settentrione d’Italia, poste sotto accusa nel Medioevo e nei periodi successivi. L’omicidio rituale è e rimane uno stereotipo calunnioso»[15].

Questa volta il libro non suscita alcun dibattito pubblico.

Dunque tutto a posto?  «l’accusa del sangue»  torna nel novero delle semplici calunnie? Così è tra gli studiosi, ma non sul web.

«La sinagoga di satana è qui!»

Che informazioni si trovano in internet sulla vicenda del Simonino?

Questa domanda mi ha spinto ad una rapida ricerca, trasformatasi ben presto in un viaggio tra i siti dell’antigiudaismo e dell’antisemitismo on line. Un viaggio che si è concluso nell’ultimo posto in cui avrebbe dovuto farlo: sul sito www.treccani.it, quello che credevo fosse un esempio principe di sito autorevole e che ho scoperto invece presentare contenuti decisamente inquietanti. Ma andiamo con ordine ed iniziamo il nostro viaggio.

Se proviamo a digitare “San Simonino” su google (la ricerca è stata effettuata il 10/11/2014).

Il risultato è semplicemente agghiacciante:

San simonino (1)

Tra i primi 9 risultati in cui ci imbattiamo ben 6 sono link in cui si sostiene la veridicità dell’accusa rivolta agli ebrei di aver ucciso il piccolo Simonino e si chiede di restaurarne il culto. Naturalmente a questi signori non interessa minimamente discettare sulle prove a sostegno della loro tesi, non si prendono neppure il disturbo di discutere il libro di Toaff nei particolari, si limitano a qualche rapida citazione utile al: «lo diceva la chiesa di una volta che gli ebrei sono cattivi».

Tra le pagine web di questo tenore spicca www.sansimonino.eu  il sito del «Comitato San Simonino», che così presenta:

Il “Comitato san Simonino” è un’associazione creata a Trento nel marzo del 2007 che si propone:
a) il ristabilimento del culto pubblico e privato di San Simonino da Trento innocente e martire, martirizzato nel 1475. 
b) La restituzione delle reliquie del Santo che sono state occultate dal 1965 dopo la soppressione del culto da parte della curia trentina.
c) La diffusione della devozione a san Simonino.
Per il conseguimento di detti scopi Il “Comitato san Simonino”, opera tramite l’organizzazione di conferenze, dibattiti, preghiere pubbliche e private, e la sensibilizzazione della popolazione sull’argomento[16].

Eccoli impegnati in un Rosario per il loro preteso «santo» il 5 aprile 2007 a Trento.

È interessante la pretesa di questi signori  di possedere la «verità» quando a sostegno delle proprie posizioni si limitano a citare fonti secondarie di provenienza ecclesiastica (ovviamente pre-1965)[17].

Questi stessi «documenti», corredati da un intervista rilasciata da Ariel Toaff al quotidiano di Trento «l’Adige», sono riproposti sul sito www.terrasantalibera.org , che dietro il paravento della solidarietà ai palestinesi si scaglia non solo contro lo stato di Israele, ma contro gli «ebrei»[18].

Tra i sostenitori del «Comitato San Simonino» nella sua santa crociata troviamo anche www.doncurzionitoglia.com , il sito di Don Curzio Nitoglia, sacerdote lefebvriano  e autore di testi che avrebbero ricevuto l’approvazione del buon Padre Bresciani di gramsciana memoria. Illuminanti i titoli: «Per padre il diavolo», «Sovversione e restaurazione» e «Forze occulte della sovversione»[19].

Don Nitoglia, in suo articolo del 27 dicembre 2011 dal titolo apocalittico: «Haec est ora vestra et potestas tenebrarum», si scaglia contro la prospettata possibilità che la chiesa di San Simonino a Trento divenga una sinagoga:

«“Tenebrae factae sunt”. È buio, il più totale. La chiesa che diventa una sinagoga a Trento è l’immagine della Chiesa universale che è stata infiltrata dalla “Sinagoga di Satana” (Apoc., II, 9) durante il Vaticano II»[20]

Sul sito http://radiospada.org troviamo invece pubblicizzato il libro «La vera storia del Beato Simonino da Trento innocente e Martire e del suo culto», pubblicato nel 2013 a cura del «Comitato San Simonino» a Verrua Savoia, presso il Centro Librario Sodalitium (costo 12 euro).

«L’opera vuole far conoscere la vicenda del Beato come l’ha insegnata e creduta la Chiesa prima dei “tempi nuovi del Vaticano II”, e vuole ricordare quello che è il punto fondamentale della questione, che si è sempre cercato di far passare in secondo piano; il fatto cioè che nel caso del culto di San Simonino – ma non solo – è in gioco l’autorità stessa e la credibilità della Sposa di Cristo. Poiché essa è infallibile nella canonizzazione dei suoi santi, non è possibile che approvi un culto falso, in seguito soppresso»[21].

In un altro articolo gli autori del sito si lanciano in un ardito paragone tra il “terrorismo rosso” dei partigiani jugoslavi nel 1945 e i bombardamenti israeliani su Gaza per concludere: «invochiamo per i bimbi di Gaza la benedizione di San Simonino da Trento, ucciso dalla stessa mano che oggi strazia il cuore delle madri palestinesi»[22].  Come se i palestinesi non soffrissero già abbastanza, tocca loro pure servire da giustificazione per l’integralismo religioso di gente che certo non ama l’Islam più dell’ebraismo.

Sempre su http://radiospada.org troviamo il resoconto di una conferenza tenutasi a Milano il 22 marzo 2014[23]. Argomento? Ma naturalmente il piccolo «santo» trentino. L’incontro era organizzato dal «Centro studi Davide Albertario» (ovviamente di matrice cattolica integralista) ed aveva come relatore Don Francesco Ricossa, un personaggio che viene così descritto da «Il Secolo d’Italia»:

«Ordinato sacerdote da monsignor Lefebvre, Don Francesco è il superiore dell’Istituto Mater Boni Consilii, situato a Verrua Savoia (in provincia di Torino) e appartiene ai sedevacantisti, che, contrari ai rinnovamenti apportati alla liturgia e alla dottrina nel Concilio Vaticano II, disconoscono l’autorità papale»[24].

Don Ricossa si era già fatto vedere a Trento nel 1996. All’epoca capitanava una trentina di  integralisti cattolici venuti da varie città per issare in piazza Duomo uno striscione con su scritto: «Ridateci San Simonino!» e distribuire volantini che chiedevano la restaurazione del culto del piccolo «beato», «contro il dilagante ecumenismo che alimenta dubbi nei fedeli e semina contraddizione». Don Ricossa è stato anche il relatore di una conferenza sul libro «Pasque di Sangue» di Toaff tenutasi a Trento il 17 marzo 2007 ed organizzata ovviamente dal «Comitato San Simonino». La si trova su You Tube qui:

I paladini della «comunità tradizionale»

Fin qui potete pensare che il nostro in fondo sia solo un viaggio tra gruppuscoli irrilevanti che sfoggiano on line un fondamentalismo cattolico estremamente minoritario, ma abbiate pazienza e vedrete comparire in scena associazioni assolutamente rispettabili e addirittura amministrazioni comunali.

Siamo infatti giunti al sito  www.associazionelatorre.com , con sede a Volano (Trento) che così si presenta:

«La nostra Associazione, di ispirazione Cattolica, vede la luce nel 2004 nel giorno di Ognissanti, per volontà di alcuni giovani del Comune di Volano (TN).
Nell’odierna Società in cui è in atto un avanzato processo di decadenza del sentimento Spirituale, “La Torre” nasce con il preciso scopo di recuperare una cultura ed una visione del mondo “un passo oltre i limiti del pensiero moderno”.
In una visione un po’ romantica, ci consideriamo una sorta di difensori della concezione Etica della Vita e determinati nemici di un mondo intriso di relativismo, nel quale il “bene” del singolo soffoca l’ordine naturale della Comunità»[25].

Questi signori hanno raccolto sul loro sito alcuni testi inerenti a San Simonino tratti dai già visti http://radiospada.org e www.doncurzionitoglia.com, nonché  articoli e lettere tratti dai giornali locali e corredati di brevi commenti da parte dei curatori del sito. Commenti naturalmente diretti a sottolineare il loro appoggio «all’accusa del sangue» e all’idea di restaurare il culto di San Simonino.

Per i membri di questa associazione qualunque tentativo di prendere le distanze dalle violenze commesse nel passato in nome della chiesa è un «attacco anticattolico»:

«Trento è rinomata per il politicamente corretto a tal punto  da voler rimuovere San Simonino, compatrono di Trento, dal martirologio cattolico. Ovviamente senza esito alcuno. Ora l’attacco anticattolico si sposta su San Domenico del Val, reo di essere stato martirizzato dai Giudei»[26].

Non si manca naturalmente di pubblicizzare i siti “amici”, come  www.sansimonino.eu , il già visto sito del «Comitato San Simonino»[27]. Proprio come il comitato «L’associazione la Torre» ritiene che sarebbe «l’ennesimo sacrilegio al piccolo Simonino» cedere alla comunità ebraica la chiesa che gli era stata dedicata perché diventi una sinagoga[28].

Se poi vediamo la pagina che riunisce tutti insieme gli articoli inerenti il Simonino balzano agli occhi degli accostamenti non certo casuali, come questo[29]:

Accostamenti

La visione del mondo de «La Torre» affonda le radici in un secolare “lato oscuro” del cattolicesimo. La chiesa aveva a lungo titubato prima di suffragare “l’accusa del sangue”, ma dopo averla ritenuta veritiera continuò a prestarvi fede a lungo. Ancora a cavallo tra XIX e XX secolo la stampa cattolica in Italia, in Austria – Ungheria ed in altri paesi europei continuava a ritenere che gli ebrei commettessero omicidi rituali a danno dei cristiani. Alle processioni in onore del Simonino si aggiunsero così articoli e fuilletton che perpetuavano l’immagine dell’ebreo infanticida. Per fare un esempio prendiamo il numero de «La Voce Cattolica»  (quotidiano della diocesi di Trento) del 6 e 7 luglio 1898, vi troviamo un episodio del romanzo d’appendice «Il castello maledetto». Il “cattivo” della storia è un malvagio ebreo cerca di creare l’elisir dell’immortalità con il sangue di una bambina cristiana che rapisce e uccide.

«Allora il giudeo dato mano ad un altro fazzoletto la imbavagliò fortemente. Presa da improvvisa paura, come un agnellino sulla via del macello la fanciulla agitò le braccia e le gambe, ma il traditore paralizzò quei movimenti arrotorandola nelle pieghe del suo mantello, poi recandosela in braccio guadagnò il laboratorio»[30].

Questo antigiudaismo di stampo religioso venne del tutto abbandonato dalla Chiesa trentina nel 1965 quando il culto del Simonino venne soppresso, ma evidentemente non tutti tra i fedeli hanno gradito la svolta.

È bene inoltre ricordare anche che negli anni 1943-1945 la provincia di Trento fu tra territori del Nord Italia di fatto annessi al Terzo Reich. Questo comportò una particolare forma di collaborazionismo, non quello truculento e feroce della Repubblica Sociale Italiana, bensì un collaborazionismo «paesano», ammantato di difesa del quieto vivere e delle tradizioni locali contro i «teroni» e i sovversivi sia locali che «foresti»[31].

Il logo de «La Torre»  (molto simile a una croce celtica) d’altronde non lascia molti dubbi sulla loro appartenenza ideologica.

Il presentlogo_lq1arsi come «cattolici tradizionalisti» consente loro di non essere inquadrati come «i soliti nazi» e quindi di ottenere ascolto ben oltre il recinto dell’estrema destra. I membri dell’associazione, beninteso, non hanno nulla a che fare con il neofascismo o con il neonazismo comunemente intesi. Essi non condividono affatto il culto della nazione italiana (da cui si considerano invasi nel 1918), anzi si ritengono «Tirolesi», nostalgici di una piccola Heimat alpina pre-moderna compattamente cattolica e chiusa in sé stessa.Naturalmente il preteso «ordine naturale della Comunità», che essi dicono di voler difendere è qualcosa che non è mai esistito, esattamente come la pura razza ariana di Hitler o la romanità imperiale di Mussolini. Ogni forma di società è storicamente determinata, così come storicamente determinata è sempre l’applicazione di qualunque valore o principio. Nessun ordine è naturale o immutabile perché ogni  forma di società è frutto di precise circostanze storiche ed in quanto tale è destinata ad avere un inizio ed una fine.

Queste posizioni ed i toni “anti- italiani” consentono loro di confondersi in una più vasta galassia conservatrice (anche moderata) o tra chi semplicemente vuole tenere in vita la memoria dei trentini che combatterono nella Grande Guerra con la divisa austroungarica indosso o di quelli che si batterono contro Napoleone nell’insurrezione popolare guidata da Andreas Hofer.

Anche in un sito ricco di materiali interessanti e non certo legato a posizioni estremiste come www.recuperanti.it compaiono le locandine delle loro iniziative[32]. Anzi vi sono state iniziative congiunte tenute da «La Torre», «I Recuperanti» e la compagnia Schützen di Rovereto, ad esempio «La cena degli insorgenti» tenutasi a Volano il 24 aprile 2014, in ricordo della battaglia tra le truppe austriache (sostenute dagli Schützen, la milizia popolare tirolese) e le truppe napoleoniche[33].

Sempre queste associazioni, in collaborazione con il comune di Volano inaugurarono il 25 settembre 2010 un cippo commemorativo dedicato sempre agli «Insorgenti per la fede» del 1809[34].

Insorgenti per la fede

Come potete notare in fondo al volantino il simbolo del comune di Volano e quello della Provincia Autonoma di Trento compaiono al fianco di quello de “La Torre”. Un colpo d’occhio inquietante, soprattutto per i molti trentini che vivono la nostra autonomia come spazio di democrazia, di coesistenza e collaborazione tra popoli e culture diverse e non certo come un recinto entro cui costruire una comunità il cui “ordine naturale” preveda la discriminazione etnica e religiosa.

Personalmente comprendo benissimo le ragioni di chi chi si riconosce nella memoria di Andreas Hofer e degli insorti che si batterono al suo fianco, ma è proprio necessario organizzare le proprie iniziative insieme a chi ospita nel proprio sito articoli che accusano gli ebrei di aver ucciso bambini cristiani?[35]

A chi appoggia la restaurazione del culto di San Simonino?

A chi considera un sacrilegio che una chiesa venga ceduta per diventare sinagoga?

A chi inserisce tra gli articoli dedicati al Simonino la notizia di un caso di pedofilia all’interno della comunità ebraica di Brooklyn?

E nessuno dice niente? Nessuno dei vari politici, sacerdoti e dirigenti di istituzioni culturali che ogni «Giorno della memoria» si sgolano a ripetere «mai più, mai più» trova niente da ridire sul fatto che un’amministrazione comunale organizzi eventi pubblici in collaborazione con chi diffonde messaggi di odio religioso verso la comunità ebraica?

Il problema non è chi parla, ma chi sta zitto

Dunque chi porta avanti l’idea che dei bambini cristiani siano stati uccisi dagli ebrei e vuole reinserire questa posizione nel culto cattolico non è affatto un residuo di medioevo confinato in qualche catacomba, bensì riesce a stringere rapporti con un contesto associazionistico importante ed intrattiene persino rapporti con le amministrazioni locali. Di fatto è diventato “normale” anche per chi è semplicemente un conservatore o un cultore delle tradizioni locali avere rapporti con chi diffonde idee volte alla discriminazione religiosa. In tal modo l’antigiudaismo e l’antisemitismo diventano una “normale opinione”, socialmente accettabile anche in una delle province più ricche e colte d’Italia.

Ma in fondo il vero problema non è la presenza di questi signori, il problema è l’assenza on line di fonti di informazione attendibili sulla vicenda del Simonino, almeno tra i primi risultati che compaiono su  google.

Infatti gli altri siti in cui andiamo «a sbattere» sono:

it.wikipedia.org/wiki/Simonino_di_Trento che presenta alcune note, ma non si può considerare una fonte affidabile in quanto potrebbe essere modificata da chiunque. La voce di Wikipedia espone inoltre la posizione revisionista di Toaff senza parlare della sua successiva chiarificazione (o ritrattazione), e senza spiegare quanto affermato dai molti storici che contestarono la prima di  «Pasque di sangue, ebrei d’Europa e omicidi rituali» (sono però indicati alcuni loro articoli in nota)[36].

wiki

Da notare che la versione inglese di wikipedia neanche nomina il libro di Toaff e le posizioni “revisioniste”[37].

Il più deciso nell’escludere che il piccolo Simone sia stato ucciso dagli ebrei è un sito cattolico www.santiebeati.it  che (dopo aver ricordato l’iniziale ostilità del papato al culto di San Simonino) afferma chiaramente

«La questione coinvolse studiosi, giuristi, teologi, specie nell’800 sia da parte cattolica sia da parte ebraica; finché nel ‘900 studi più approfonditi di commissioni di studiosi, portarono a conclusioni onestamente accettabili, di esclusione di riti ebraici nell’omicidio»[38]

Peccato però si tratti di un sito di agiografia che semplicemente riporta la posizione della chiesa e quindi non presenti note né bibliografia. Quindi neppure questo lo si può considerare un sito attendibile.

Vi è poi, http://www.vallecamonicacultura.it/Public/mostra_simonino.pdf, un documento in pdf prodotto da un sito istituzionale, quello del distretto culturale della Valcamonica (risultato del lavoro di diversi enti locali).             Purtroppo si tratta di un testo che parla dell’iconografia legata al culto di San Simonino, non aiuta a far luce sulle vicende inerenti la morte del bambino[39].

Risultato: se digito “San Simonino” su google non trovo una sola fonte affidabile per capire cosa accadde a Trento nella pasqua 1475 e dintorni, mentre trovo un buon numero di pagine web che ripetono la più vecchia delle menzogne antigiudaiche e antisemite.

E se proviamo a digitare su google semplicemente “Simonino”? (ricerca effettuata il 10/11/2014) il risultato non cambia di molto. I siti sostenitori dell’«l’accusa del sangue» passano da 6 a 4 (lo stesso risultato lo otteniamo se cerchiamo “storia del Simonino”)

Simonino

Rispetto alla ricerca precedente i siti sono gli stessi, tranne due di quelli afferenti al mondo dell’integralismo cattolico che questa volta non compaiono tra i primi 9 risultati. Tra loro troviamo invece il sito di un negozio di gioielli localizzato a Trento in via del Simonino e soprattutto un articolo di Isabella Bossi Fedrigotti, pubblicato sul «Corriere della Sera» nel 2003 in cui la vicenda del Simonino viene esposta con grande efficacia e precisione. Purtroppo si tratta dell’articolo di un quotidiano, ed in quanto tale non riporta le fonti consultate impedendo a chi lo volesse di verificarle e di approfondire l’argomento.

Proviamo ora a metterci nei panni di uno studente che si metta a cercare informazioni inerenti la vicenda del Simonino in Internet. Cosa troverà? Beh per prima cosa molto probabilmente digiterà “San Simonino” e si volgerà a Wikipedia dove ricaverà l’idea che in fondo è possibile che il povero Simone sia stato davvero ammazzato dagli ebrei. Se poi cercasse altre fonti troverà una miriade di siti «cattolici tradizionalisti» schierati a favore dell’«accusa del sangue». Un punto di vista opposto lo troverà solo su http://www.santiebeati.it e in un articolo di quotidiano vecchio di 11 anni (quest’ultimo lo troverà tra i primi risultati solo se anziché “San Simonino” digiterà “Simonino”).

Mi viene da domandarmi se è possibile che nessuna delle istituzioni culturali della Provincia Autonoma di Trento si senta in dovere di pubblicare una pagina Web in cui spiegare le vicende del Simonino dando correttamente conto delle fonti e del dibattito storiografico?

Sul sito http://www.trentinocultura.net/, il portale trentino della cultura gestito dalla Provincia Autonoma  troviamo una breve trattazione dell’argomento, ma in una pagina web (scritta in piccolo) che non compare ad una semplice ricerca su google e che si può trovare solo frugando nel sito (decisamente vasto)[40].

In un’altra pagina web (anch’essa non compare in una ricerca su google), sempre su http://www.trentinocultura.net/, troviamo diversi link che rimandano ad articoli inerenti il dibattito seguito alla pubblicazione di «Pasque di sangue, ebrei d’Europa e omicidi rituali» (alcuni link non sono attivi). Il problema è che troviamo solo quelli, il sito non esprime una propria posizione, si limita ad indicare i pareri sull’argomento di una serie di storici elencando una serie di link, dei quali diversi non più attivi[41].

Sulla Treccani l’antigiudaismo diventa verità storica

Il problema non è solo trentino, anzi i siti di istituzioni culturali di portata nazionale fanno peggio, molto peggio. È il caso del sito www.treccani.it, in cui non vi è una voce dedicata al Simonino, ma sul “dizionario di storia” del 2010 ne troviamo una inerente l’omicidio rituale che presenta dei contenuti inquietanti[42].

Quando ho letto questo brano sono rimasto di sasso. Qui l’«accusa del sangue» è presentata come verità appurata senza ombra di dubbio.

Omicidio rituale

Senza citare alcuna fonte si scrive «La storiografia più recente ha confermato…» la storiografia più recente? E le numerose prese di posizione contro la tesi di Toaff (Esposito, Quaglioni, Rogger, Prosperi, Ginzburg mica degli sconosciuti)? Quelle non vengono prese in considerazione. Toaff da solo, o meglio un’interpretazione di Toaff da lui stesso sconfessata nella seconda edizione del suo libro diventa «la storiografia».

E poi «ha confermato» … cosa? Toaff stesso non afferma di aver rinvenuto documenti prima sconosciuti, si limita a variare l’interpretazione di documenti noti da secoli, quindi tutt’al più può avere «ipotizzato», non certo «confermato».

E poi dove questo sarebbe avvenuto? «In alcune zone del Nord Europa, comprese tra il Reno e il Danubio, ma anche nell’Alto Adige». Mhh cosa sarebbe successo in Alto Adige? Non si è mai sentito di omicidi rituali attribuiti agli ebrei in Alto Adige. Intende il caso del Simonino a Trento? Ma Trento non è in Alto Adige, è in Trentino e quindi non fa parte dell’Alto Adige, anzi dell’Alto Adige/ Südtirol. Specificherò una cosa per i non trentini e non altoatesini/ sudtirolesi: la nostra regione si chiama Trentino – Alto Adige/ Südtirol, ed è formata da due province distinte: Trentino e Alto Adige/ Südtirol. Dire che il Simonino era altoatesino è come dire che Lorenzo de Medici era pisano.

Ma cerchiamo di capire quali sono le fonti utilizzate per compilare questa voce del “dizionario di storia” Treccani. Mmh …  quanto vi è scritto l’ho già letto da qualche parte … forse … forse qui:

«Sostiene Toaff che dal 1100 al 1500 circa, nell’ epoca compresa tra la prima crociata e l’ autunno del Medioevo, alcune crocifissioni di «putti» cristiani – o forse molte – avvennero davvero, salvo dare luogo alla rappresaglia contro intere comunità ebraiche, al massacro punitivo di uomini, donne, bambini. Né a Trento nel 1475, né altrove nell’ Europa tardomedievale, gli ebrei furono vittime sempre e comunque innocenti. In una vasta area geografica di lingua tedesca compresa fra il Reno, il Danubio e l’ Adige, una minoranza di ashkenaziti fondamentalisti compì veramente, e più volte, sacrifici umani»

Di che si tratta? Della recensione di «Pasque di Sangue» scritta da Sergio Luzzato e pubblicata su «Il Corriere della Sera» del 6 febbraio 2007 (Sergio Luzzato. Quelle pasque di sangue, il fondamentalismo ebraico nelle tenebre del medioevo. In «Il Corriere della Sera» 6.2.2007. Consultato il 10.11.2014 sul sito http://archiviostorico.corriere.it/2007/febbraio/06/Quelle_Pasque_Sangue_co_9_070206066.shtml). Il testo che dato il via alle polemiche infuocate sul  libro di Toaff (libro i cui contenuti trovo siano stati quantomeno estremizzati nella recensione di Luzzato). Mi sorge il sospetto che chi ha scritto una voce del «Dizionario di storia» Treccani abbia usato l’ articolo di quotidiano come fonte e lo abbia spacciato per «la storiografia più recente».

Cosa pensava chi ha scritto quella voce del «Dizionario di storia» Treccani?

Forse che quanto scritto da Luzzato corrisponda ad una verità poi occultata da un «complotto giudaico» ?

O si è limitato a scrivere sulla base di cose orecchiate qua e là, senza approfondire l’argomento trattato?

Di certo quella voce è una macchia sul sito di un’istituzione prestigiosa della cultura italiana.

Abbiamo iniziato il nostro viaggio on line nel mondo dell’antigiudaismo in compagnia di sacerdoti lefebriani che sembravano completamente isolati e fuori dal mondo. Abbiamo poi visto i loro scritti ripresi sul sito di associazioni «rispettabili» ben inserite nella loro realtà e con tanto di collaborazioni con istituzioni locali. Infine abbiamo ritrovato le loro stesse parole sul sito della Treccani ammantate da un’ aura di pretesa  «scientificità».

Personalmente ammetto di essere partito impreparato per questa esplorazione dell’antigiudaismo on line: credevo che la vecchia «accusa del sangue» verso gli ebrei fosse ormai folklore (almeno in Europa), una cosa buona per essere citato solo da sacerdoti lefebriani orfani di protezioni nella chiesa «vera» o da naziskin momentaneamente sprovvisti di immigrati e antifascisti da sprangare. E invece la ritrovo nei contesti più impensabili, tranquillamente accolta, anzi proposta come verità definitiva sul sito di una prestigiosa istituzione culturale in cui avevo sempre riposto piena fiducia.

Allora è vero, i pregiudizi contro gli ebrei sono ancora di casa in Europa. La rivista «Internazionale» ha dedicato la copertina del suo numero 1075 (31 ottobre – 6 novembre 2014) all’ «Ombra dell’antisemitismo sull’Europa». La rivista presentava la traduzione italiana di un articolo scritto da Jim Yardley per «The New York Times» inerente la rinnovata ostilità contro gli ebrei riscontrata in Germania, Francia, Belgio e Lussenburgo. Un’ostilità che si ritiene alimentata «dal risentimento dei giovani immigrati mussulmani» contro Israele[43].

Personalmente questa visione che mette i mussulmani sul banco degli accusati come quasi unici portatori dell’antisemitismo non mi ha convinto affatto. Per carità, senza dubbio è presente nelle comunità islamiche l’ostilità verso le politiche messe in campo da  Israele nei confronti dei palestinesi, ostilità che troppo spesso trascende in odio contro gli ebrei tout court. Ma è solo quello il problema?

Pensiamo davvero che gli antisemiti siano in Europa una fauna di importazione? Ma se sono uno dei nostri prodotti di esportazione più diffusi! e da quasi duemila anni…

Per chi si occupa di didattica della storia non è divertente scoprire che 70 anni dopo la Shoah l’antigiudaismo e l’antisemitismo sono ancora presenti in Europa. Personalmente li ritengo una minaccia pericolosa né più né meno di altre forme di discriminazione quali l’islamofobia, l’odio contro i cristiani, l’omofobia e la repressione anticomunista e antiproletaria (quest’ ultima, per chi non se ne fosse accorto tornata alla ribalta con i massacri in Kurdistan e in Ucraina). Solo speravo che almeno dell’odio contro gli ebrei ci fossimo liberati, almeno di questo. Mi sbagliavo.

Aggiornamento del 8.12.2014 

La voce “Omicidio rituale” sul dizionario di storia Treccani è stata recentemente modificata in modo più consono alla serietà del sito. Ecco la nuova voce (consultazione effettuata l’8.12.2014):

Treccani 8.12

 L’evoluzione di questo testo presente in una pagina del portale Treccani mostra come anche il sito più prestigioso possa presentare testi ricchi di imprecisioni, di madornali errori o travisamenti. Per questo è sempre bene cercare di avere un quadro il più possibile ampio di un argomento, cercando testi che presentino le proprie fonti e facendo il possibile per approfondire quanto leggiamo evitando banalizzazioni e distorsioni.

[1] Quotidiano vicino ad Hamas accusa gli ebrei di praticare omicidi rituali. Articolo del 7.7. 2014 consultato il 10.11.2014 sul sito http://www.osservatorioantisemitismo.it/articoli/quotidiano-vicino-ad-hamas-accusa-gli-ebrei-di-praticare-omicidi-rituali/ .

[2] Anna Esposito. La morte di un bambino, la nascita di un santo. In «Bambini santi, rappresentazioni dell’infanzia e modelli agiografici» a cura di Anna Benvenuti ed Elena Giannarelli. Torino: Rosenberg e Sellier. 1991. Pp.99-118.

Vedi anche Diego Quaglioni. Fra tolleranza e persecuzione. Gli ebrei nella giuridica del tardo Medioevo. In «Storia d’Italia», annali 11, Vol.1 , «Gli ebrei in Italia, dall’Alto Medioevo all’età dei ghetti».  Torino: Einaudi, 1996. Pp. 667-668.

Per uno studio approfondito vedi Anna Esposito e Diego Quaglioni. I processi contro gli ebrei a Trento (1475-1478). Padova: CEDAM  1990-2008. 2 vol.

[3] Giuseppe Menestrina.  Gli ebrei a Trento. In «Tridentum», Trento, 1903.  A.VI, fasc.VI-X (1903) ; p. [304]-316, [348]-374, [385]-411

[4] Vincenzo Calì. Ernesta, una vita al fianco di Battisti. In «Il Trentino» 11.7.2007. Consultato il 10.11.2014 sul sito http://ricerca.gelocal.it/trentinocorrierealpi/archivio/trentinocorrierealpi/2007/07/11/AT8PO_AT901.html .

[5] Igino Rogger. In margine al caso Simonino di Trento. Aspetti istituzionali e morali della questione. In «Laboratoire italien». Del 15. 11. 2011. Consultato il 10.11.2014 sul sito http://laboratoireitalien.revues.org/592

[6]  Ariel Toaff. Pasque di sangue, ebrei d’Europa e omicidi rituali. Bologna: Il Mulino, 2007. P. 10

[7] Sergio Luzzato. Quelle pasque di sangue, il fondamentalismo ebraico nelle tenebre del medioevo. In «Il Corriere della Sera» 6.2.2007. Consultato il 10.11.2014 sul sito http://archiviostorico.corriere.it/2007/febbraio/06/Quelle_Pasque_Sangue_co_9_070206066.shtml .

[8] Intervista di Diego Andreatta a Igino Rogger. Lo storico della chiesa trentina: Simonino non perì per mano ebrea. In «Avvenire» 8.2.2007. Consultato il 10.11.2014 sul sito http://www.trentinocultura.net/frame_ext.asp?IDLink=1851341.

[9] Anna Esposito, Diego Quaglioni. Le due facce del pregiudizio. In «Il Corriere della Sera» 11.2.2007. Consultato il 10.11.2014 sul sito http://archiviostorico.corriere.it/2007/febbraio/11/Pasque_sangue_due_facce_del_co_9_070211100.shtml.

[10] Adriano Prosperi. Interventi sul caso Toaff di storici italiani che si sono occupati dell’accusa del sangue. In «Repubblica» 10.2.2007. Consultato il 10.11.2014 sul sito http://www.cesnur.org/2007/toaff_02.htm .

[11] Carlo Ginzburg. La disputa. Pasque di Sangue miti ma non riti, ecco l’errore commesso da Ariel Toaff. In «Il Corriere della Sera» 23.2.2007. Consultato il 10.11.2014 sul sito http://archiviostorico.corriere.it/2007/febbraio/23/Disputa_co_9_070223148.shtml .

[12] Franco Cardini. Pasque di sangue, il coraggio della storia. In «Avvenire» del 14.2.2007. Consultato il 10.11.2014 sul sito http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=1&sez=110&id=19443

[13] Franco Cardini. Il caso Ariel Toaff e il mestiere dello storico. In «Vita e pensiero» , n.2, 2007, pp. 98-111. Consultato il 10.11.2014 sul sito http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/151841 .

[14] Massina Dina. Pasque di Sanue, Toaff corregge e risponde ai critici. In «Il Corriere della Sera» 27.2.2008. Consultato il 10.11.2014 sul sito http://archiviostorico.corriere.it/2008/febbraio/27/Pasque_sangue_Ariel_Toaff_corregge_co_9_080227077.shtml .

[15] Ariel Toaff. Pasque di sangue, ebrei d’Europa e omicidi rituali. Bologna: Il Mulino, 2007. Pp.363-364.

[16]  Chi siamo. Consultato il 10.11.2014 sul sito http://www.sansimonino.eu/index.php?pid=5 .

[17] Documenti . Consultato il 10.11.2014 sul sito http://www.sansimonino.eu/index.php?pid=1 .

[18] San Simone da Trento. Consultato il 10.11.2014 sul sito http://www.terrasantalibera.org/san_simonino_martire.htm .

[19] Catalogo librario.. Consultato il 10.11.2014 sul sito http://www.doncurzionitoglia.com/sezione_libraria.htm

[20] Haec est ora vestra et potestas tenebra rum. La chiesa di San Simonino diverrà sinagoga. Consultato il 10.11.2014 sul sito http://www.doncurzionitoglia.com/sacrilegio_s_simonino_a_trento.htm .

[21] Luca Fumagalli. E se fosse tutto vero?. Consultato il 10.11.2014 sul sito http://radiospada.org/2013/11/e-se-fosse-tutto-vero-la-storia-del-beato-simonino-di-trento/ .

[22]  Come ti strumentalizzo la storia. Consultato il 10.11.2014 sul sito http://radiospada.org/2014/08/come-ti-strumentalizzo-la-storia/ .

[23]  Piergiorgio Seveso. Il beato Simonino da Trento: una conferenza a Milano. Consultato il 10.11.2014 sul sito http://radiospada.org/2014/03/il-beato-simonino-da-trento-una-conferenza-a-milano/ .

[24] Fiorenza Licitra. Le dimissioni di Ratzinger? Novità assoluta, nessun papa aveva rinunciato per l’età. Intervista a don Francesco Ricossa. In «Il Secolo d’Italia» del 1.2.2013. Consultato il 10.11.2014 sul sito http://www.secoloditalia.it/2013/02/le-dimissioni-di-ratzinger-novita-assoluta-nessun-papa-aveva-mai-rinunciato-per-leta/

Per le “incursioni” a Trento di Don Ricossa vedi Toni Visentini.  Manifestazione in piazza, ridateci San Simonino. In «Il Corriere della Sera» del 11.11.1996. Consultato il 10.11.2014 sul sito http://archiviostorico.corriere.it/1996/novembre/11/Manifestazione_piazza_ridateci_San_Simonino_co_0_9611114715.shtml

Carlo Dogheria. Il Simonino revisionato. In «Questo Trentino». N.6, 24 marzo 2007. Consultato il 10.11.2014 sul sito http://www.questotrentino.it/articolo/10614/il_simonino_revisionato.htm .

[25] Chi siamo. Consultato il 10.11.2014 sul sito http://www.associazionelatorre.com/chi-siamo/ .

[26] Trento: dopo San Simonino vogliono rimuovere anche San Domenico del Val? Consultato il 10.11.2014 sul sito http://www.associazionelatorre.com/2013/11/trento-dopo-san-simonino-vogliono-rimuovere-anche-san-domenico-del-val/ .

[27] San simonino ora pro nobis! Consultato il 10.11.2014 sul sito http://www.associazionelatorre.com/2011/03/san-simonino-ora-pro-nobis/

[28] La chiesa di San Simonino diverrà sinagoga. Consultato il 10.11.2014 sul sito http://www.associazionelatorre.com/2011/10/la-chiesa-di-s-simonino-diverra-sinagoga/.

[29] San Simonino. Consultato il 10.11.2014 sul sito http://www.associazionelatorre.com/tag/san-simonino/.

[30] Il castello maledetto, «La voce cattolica». Trento, 6-7 luglio 1898.

Sulla stampa cattolica trentina a cavallo tra XIX e XX secolo vedi:

Quinto Antonelli. Fede e lavoro, ideologia e linguaggio di un universo simbolico. Rovereto: Materiali di lavoro, 1981.

Per “l’accusa del sangue” sulla stampa cattolica del periodo vedi:

Giovanni Miccoli. Ai margini dell’“Affaire”: una proposta di condanna della credenza dell’omicidio rituale. In «Storia d’Italia», annali 11, Vol.2 , «Gli ebrei in Italia, dall’emancipazione a oggi».  Torino: Einaudi, 1997. Pp. 1525-1543.

Può essere interessante anche il saggio su Don Davide Albertario (uno degli “eroi” dei cattolici integralisti dei nostri giorni) scritto da Annalisa Di Fant:

Annalisa Di Fant. Don Davide Albertario propagandista antiebraico. L’accusa di omicidio rituale. In «Storicamente» A.7. N. 21 (2011). Consultato il 10.11.2014 sul sito http://storicamente.org/difant_davide_albertario .

[31] Si veda l’appendice documentaria di: Sergio Benvenuti. La Patria Incerta, contributi per una biografia di Adolfo de Bertolini. Trento: Fondazione Museo storico del Trentino, 2013.

[32] Il risorgimento nel 150° dell’unificazione italiana. Consultato il 10.11.2014 sul sito http://www.recuperanti.it/risorgimento_volano_87.php .

[33] La cena degli insorgenti. .Consultato il 10.11.2014 sul sito http://www.associazionelatorre.com/2014/04/la-cena-degli-insorgenti-2014/ .

[34] Insorgenti per la fede. Consultato il 10.11.2014 sul sito http://www.recuperanti.it/txt/volantino_volano.pdf .

[35] Luca Fumagalli. E se fosse tutto vero?. Consultato il 10.11.2014 sul sito http://www.associazionelatorre.com/2013/11/la-storia-del-beato-simonino-di-trento-e-se-fosse-tutto-vero/ .

[36] Simonino di Trento. Consultato il 10.11.2014 sul sito http://it.wikipedia.org/wiki/Simonino_di_Trento.

[37] Simon of Trent. Consultato il 10.11.2014 sul sito http://en.wikipedia.org/wiki/Simon_of_Trent .

[38] Beato Simonino (Simone) di Trento. Consultato il 10.11.2014 sul sito http://www.santiebeati.it/dettaglio/91019 .

[39] La ragione in soffitta. Consultato il 10.11.2014 sul sito http://www.vallecamonicacultura.it/Public/mostra_simonino.pdf .

[40] Giovanni Hinderbach. Consultato il 10.11.2014 sul sito http://www.trentinocultura.net/doc/catalogo/pers_aut/vescovi/GIOVANNI_HINDERBACH_h.asp#8 .

[41] Il caso Toaff, pasque di sangue a Trento. Consultato il 10.11.2014 sul sito http://www.trentinocultura.net/doc/radici/storia/approfondimenti/Toaf_h.asp .

[42] Omicidio rituale. Consultato il 10.11.2014 sul sito http://www.treccani.it/enciclopedia/omicidio-rituale_(Dizionario-di-Storia)/ .

[43] Jim Yardley. Se torna l’antisemitismo. In «Internazionale» n. 1075 (31. 10 – 6 . 11. 2014). Pp. 42-50.

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8 commenti

  1. […] dallo stesso Baldo. Nel blog da lui ideato, attorno alla vicenda del Simonino propone un accurato Viaggio nell’antigiudaismo on line, dai lefebriani alla Treccani. «È possibile che sul web antichi fantasmi tornino a nuova vita? — […]

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  2. Mona contro Muso ha detto:

    Toaff Ariel, Pasque di sangue, Ebrei d’Europa e omicidi rituali, Ed. il Mulino, 2007.

    Secondo i vostri criteri di analisi, il Prof. Ariel Toaff sarebbe uno antiguidaico, filo-lefebriano e di estrema destra ?

    Sapendo bene chi è Ariel Toaff, è vero che le vostre conclusioni e il vostro titolo vi rende ridicoli e pocco credibili. Prima di tutto Ariel Toaff è un professore universitario israeliano e dunque lui stesso ebreo e poi prima deglio anni 60, non c’era nessun lefebvriano e dunque questo culto era ben il risultato di un fatto storico e non di una semplice “distorzione mentale” qualificata oggi di “antisemitismo”, parola usata a tutte le salse per tutto e niente.

    Il vostro povero articoletto in confronto ad uno studio accademico come quello del Prof. Toaff ci fa ben capire che partite di un presuposto ideologico che rende le vostre pseudo-ricerce oggettivamente nulle

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  3. Innanzitutto scusi se abbiamo reso visibile il suo commento così tardi, abbiamo avuto problemi di gestione del sito.
    Ciò detto, l’ha letto cosa ho scritto?
    E ha letto cosa ha scritto il prof. Toaff (in entrambe le edizioni del suo libro)?
    E le risposte degli altri storici?
    Mi può indicare dove avrei scritto che il prof. Toaff è un antigiudaico o un lefebriano?
    Io mi sono limitato a riassumere il dibattito storiografico, non ho affatto espresso giudizi sul prof.Toaff. Se mi chiede un parere su “Pasque di Sangue” le dico che ritengo abbia scelto male alcune espressioni nella prima edizione del libro. Errore ammesso dallo stesso Toaff che nella seconda edizione chiarisce di non aver mai scritto né pensato che il Simonino sia stato ucciso dagli ebrei.
    Il mio studio non è sull’ antigiudaismo, nè sulla vicenda del Simonino (su questo argomento mi sono limitato al riassunto delle posizioni degli storici che si sono occupati del’argomento), ma sul materiale loro inerente presente sul web.
    Antigiudaici e Lefebriani di estrema destra sono quelli che hanno usato lo studio del prof. Toaff per sostenere il proprio fanatismo religioso e chiedere la reintroduzione del culto del Simonino.

    Tommaso Baldo

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  4. Slandrom ha detto:

    Siccome su Giap ho l’ip bannato (non ne capisco il motivo, giacché a memoria ho virtualmente interagito con Giap solo tramite un commento sul blog dell’Internazionale), volevo solo commentare circa l’associazione la torre e i legami con l’autonomismo, austriacantismo et similia che avete così ben decantato.

    L’associazione La Torre sono 4 gatti filofascisti (2-3 persone a essere ottimisti) del mio paese, che organizzavano cicli d’incontri mensili a tema per lo più storico “universale”. Costoro, assieme ad altra gente del paese, hanno promosso l’installazione di un piccolo cippo antistante il sagrato della chiesa per commemorare la battaglia di Calliano (o forse quella al “Pra dei Fanti”) e assieme ai quali organizza(va)no una volta all’anno una cena (la cena degli insorgenti) al Ristorante Silvana, ma più per stare in compagnia che altro (che poi, oltre alla formazione, praticamente ex novo, di un’identità comune, è fondamentalmente il motivo del successo delle SK).

    Questo per dire che tutto quello che è stato detto, qui e soprattutto su Giap, circa i collegamenti, le commistioni, i nessi e i legami fra questa associazione e il mondo autonomista (scomodando persino la Provincia), assurgendo quella collaborazione (patrocinio) a caso esemplare per descrivere (banalizzando per politicizzare, ma la forma mentis e la propaganda è d’altronde abbastanza chiara) l’intero movimento autonomista, da quello più mite a quello filo-schutzen, è una sonora e immane stronzata.

    PS Chiedere una pubblica rettifica forse sarebbe troppo, ma almeno evitare di leggere ulteriori vaccate in futuro non mi dispiacerebbe.

    PPS La cosa molto interessante è che tutto quello sproloquio di paragrafo sia in realtà “un viaggio (ndr mentale) tra gruppuscoli irrilevanti che sfoggiano on line un fondamentalismo cattolico estremamente minoritario”

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  5. Scusi ma ha letto quello che ho scritto? mi può indicare dove avrei scritto che l’intero movimento autonomista o anche solo gli Schutzen condividono le posizioni di “La Torre”? Io ho scritto che quelli de “La Torre” mirano a confondersi in un più vasto mondo autonomista e secondo me vi riescono in parte perché questo mondo autonomista non ha consapevolezza del “lato oscuro” della propria storia (fanatismo religioso, collaborazionismo filonazista, ecc.). Per la cultura autonomista i fascisti sono solo quelli con il tricolore, non si rendono conto che alcuni fascisti e antisemiti possono benissimo nascondersi dietro parole d’ordine autonomiste. Per me le SK possono organizzare tutte le cene, manifestazioni ecc., faccio solo notare che occorrerebbe avere l’accortezza di chiedersi chi sono quelli con cui “si sta in compagnia”.
    Quanto alle commistioni “scomodando persino la provincia” bhe direi che il simbolo della provincia e del comune di Volano sul volantino accanto al simbolo de “La Torre” le può vedere con i suoi occhi no? non sono una speculazione mia ma un dato di fatto. Dopo di che, ripeto, non penso che Provincia, Schutzen e PATT condividano i deliri de “La Torre”, dico solo che visto che anche lei li definisce “fascisti”, appunto non dovrebbero poter trovare patrocini e amicizie in sede istituzionale o associativa. I gruppuscoli irrelevanti rimangono tali solo finché nessuno dà loro agibilità politica, quando si inizia a dire “tizio e caio si sono due fascisti, ma organizzo una cena con la loro associazione per stare in compagnia” ecco che cominciano ad essere un pò meno irrilevanti.

    Tommaso Baldo

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  6. Avevo già espresso il mio pensiero in un commento su Giap che non vedo come possa essere definito “propagandistico”:
    ” In Alto Adige/Sudtirol come in Trentino per fortuna è ampiamente diffuso un autonomismo “mite” che valorizza le proprie specificità e soprattutto il proprio autogoverno locale senza diventare chiusura etnicista o localista.
    In Trentino questo autonomismo, che magari è anche un pò austronostalgico, nel senso che si sente parte di una storia comune con la mittleuropa, convive purtroppo con atteggiamenti di chiusura etnico-localista o di integralismo religioso “tirolonostalgici”, di cui temo non si avverta appieno la pericolosità”.

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  7. […] e le sue miscele, oggi, in Italia. Non a caso, dal mondo dell’autonomismo trentino arrivano le prime reazioni piccate, addirittura scurrili: «Immane stronzata», «vaccate»… Tsk, tsk, tsk… Di fronte a un […]

    Mi piace

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