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CLIL in Italia: una corsa ad ostacoli?

 Riflessioni sullo studio della storia in lingua straniera

Di Alessia Ansaloni

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CLIL acronimo per Content and Language Integrated learning, una metodologia di insegnamento che prevede di motivare/incentivare l’apprendimento delle lingue straniere attraverso lo studio di contenuti disciplinari.

Nato dapprima negli stati con problemi di bilinguismo (Quebec, Sudafrica, confine Messico-USA) per risolvere i problemi di apprendimento di molti studenti con L1 (lingua madre) diversa da quella dello studio, il CLIL si è diffuso soprattutto in Europa del Nord a partire dagli anni ’90. Assenti esperienze CLIL nel Regno Unito anche se da lì vengono molti dei maggiori esperti (es. Nile Norwich Institute http://www.englishuk.com/ ). Per gli insegnanti rappresenta una possibilità fantastica di sperimentarsi, incontrarsi, scambiare materiali e condividere esperienze didattiche con altri insegnanti e scuole europee. Al di là delle polemiche attuali legate al trilinguismo (che non significa plurilinguismo) e al fatto che nei documenti ufficiali del ministero dell’istruzione non sappiano distinguere tra insegnamento veicolare e CLIL, quando il progetto CLIL può avere successo?

1. Un clil che funziona non riduce la complessità disciplinare. Se questo accade il clil è fallito.

2. Un buon livello di L2 (lingua appresa in un secondo momento rispetto alla lingua madre). Se il livello linguistico degli studenti è basso come si fa a trattare argomenti complessi? Come fare a non banalizzare i contenuti? In Germania, dove ci sono molti esempi di monitoraggio e valutazione sulle classi clil e non clil, si inizia dalle medie a differenziare le classi in base al livello linguistico e solo coloro che hanno raggiunto una certa competenza L2 possono fare clil.

3.Un clil ben fatto non è tanto fare una lezione in L2, quanto un modo diverso di lavorare che vuol dire rivedere la programmazione e gli obiettivi. Vengono forniti agli studenti molti materiali come video, grafici, immagini, e l’uso di testi autentici per facilitare l’apprendimento. E’ richiesta inoltre una strettissima progettazione con l’insegnate di lingua. Questo metodo potrebbe facilitare l’apprendimento per gli studenti che non hanno l’italiano come L1.

4. Sarebbe bene lavorare per piccoli moduli all’inizio, moduli interdisciplinari; alcuni argomenti si prestano bene per il clil, altri no. Penso (per il CLIL in inglese) rivoluzione inglese ed americana, ai filosofi empiristi, alla guerra fredda, all’imperialismo ma anche alla storia dell’alimentazione, delle armi, della contraccezione, la contestazione giovanile ….

5. Non credo che sia colpa del Clil la mancanza di pensiero critico o assenza di problematizzazione. Dipende sempre dalla qualità delle proposte.

Non c’è una graduatoria CLIL attualmente, dunque i dirigenti non solo possono assumere fino ad un 10% personale madrelingua (preferito da alcuni dirigenti ad insegnanti autoctoni qualificati) ma non sanno da che bacino attingere, quali sono le esperienze già sviluppate, come sostenere gli insegnati che per preparare una lezione ben strutturata impiegano dalle 2 alle 3 ore per ricerca materiale autentico, semplificazione di esso, esercizi linguistici e di contenuto, cooperative learning, ecc.

L’insegnamento del CLIL ha bisogno di diversi fattori per essere efficace. Secondo le recenti ricerche finlandesi: adeguate capacità linguistiche degli alunni, un numero consistente di lezioni, precedenti esperienze dei docenti nell’insegnamento del CLIL e una discreta disponibilità di materiale adatto al CLIL. Per maggiori info: http://www.dida.orizzontescuola.it/news/esperienze-di-clil-finlandia .

Per concludere. Come per l’introduzione delle nuove tecnologie a scuola, anche il dibattito rispetto al CLIL vede aprirsi schiere di apocalittici ed innovatori. Al di là di tali categorizzazioni, quello che manca è una valutazione seria dei risultati; se le sperimentazioni sono iniziate 10 anni fa dove sono i dati dei risultati raggiunti? Ci sono stati monitoraggi che il CLIL migliori l’apprendimento delle lingue e dei contenuti? Come condividere le migliori pratiche rispetto all’insegnamento secondo metodologia CLIL? Per chi è in aula sembra per ora una corsa ad ostacoli in cui mancano regole, indicazioni, formazione. Come sempre tutto è lasciato alla volontà del singolo di aggiornarsi, studiare, viaggiare.

Buona corsa

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4 commenti

  1. sarah ha detto:

    sono pienamente d’accordo con te…
    sono un’insegnante di lettere delle medie, insegno ormai da qualche anno un modulo di geografia in clil.
    Per quanto riguarda me e le mie colleghe “sperimentatrici” posso affermare che abbiamo avuto una buona formazione da parte di una bravissima docente (tra il 2009 e il 2011), che però sembra che non sia più disponibile per le recenti generazioni di insegnanti e comunque non mi pare che i dirigenti si stiano preoccupando tanto della formazione dei docenti. è molto più spesso un “armatevi e partite”, che intanto gli alunni si iscrivono a molti genitori sembra una f.. gran bella cosa.
    le conseguenze più pericolose che constato sono comunque la creazione di classi differenziali, almeno fino a quando il clil non sarà diffuso a tuttissime le classi, cosa che dovrebbe avvenire a breve.
    a catena ci sarà una squalificazione del ruolo delle maestre prevalenti (ita e mate) che molto probabilmente si vedranno togliere le ore di tutte le altre discipline (ed. fisica, musica, immagine, storia, geogr. e scienze)
    c’è da dire che ci sono anche dirigenti (per fortuna !!) perplessi da questa nuova passione -spesso anglofona-… boh staremo come sempre a vedere!
    e comunque la provincia va avanti addirittura col trilinguismo!

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    • La disinformazione dei genitori rispetto allametodologia CLIL è grave quanto l’annaspare dei dirigenti che non hanno docenti formati oppure possono assumere fino ad un 10% di docenti madrelingua che abbiano sostenuto almeno un esame nella materia che andranno ad insegnare. Molte volte dunque capitano nella scuola madrelingua giovanissimi ed inesperti che se dal punto di vista linguistico apportano una lingua fresca e viva (come dicono i linguisti), dall’altra parte fanno danni.
      Per non parlare delle classi (forse più nella scuola secondaria ) che si vedono calare dall’alto una materia in CLIL il quinto anno e si trovano a sostenere l’esame di stato in lingua 1 invece che nella lingua 2 in cui si sono formati durante l’anno.
      Nella mia scuola ho trovato una sola insegnante di lingua disposta a collaborare con me ed io mi sento più sicura nell’adozione degli esercizi giusti (anche dal punto di vista linguistico). Ma è raro. Grazie per il tuo commento

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  2. […] Su “Avanguardie della Storia” ci siamo già occupati del tema con un post di Alessia Ansaloni  […]

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  3. […] a formulare proposte e riflessioni concrete per la scuola di domani (ad esempio questa, questa o questa). E poi bisogna iniziare a metterle in pratica, a scuola ci siamo noi e non abbiamo bisogno del […]

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