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Gli incappucciati del web

Il caso del sito www.martinlutherking.org e il razzismo on line negli USA

Di Tommaso Baldo

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Qualcuno crede che il Ku-Klux-Klan sia roba di un’altra epoca? Si sbaglia. Non solo l’organizzazione è ancora attiva negli Stati Uniti (recentemente hanno minacciato di morte i manifestanti antirazzisti di Ferguson suscitando la risposta degli attivisti di Anonymous[1]), ma soprattutto ha dimostrato già diversi anni fa di saper cogliere benissimo le opportunità offerte dalla rete.

Nel 1915 fu lo sviluppo del cinema a favorire la rinascita del Klan con il film The Birth of a Nation, l’opera del regista David Wark Griffith che metteva in scena la presunta lotta degli “eroici” Klansmen per liberare i poveri bianchi del sud, oppressi da “negri” stupratori e nordisti profittatori. Come un secolo fa il cinema, oggi è il web a offrire ai razzisti incappucciati  nuovi spazi di proselitismo.

Provate a digitare su google “martinlutherking.org” e potrete accedere al sito www.martinlutherking.org/  (accesso effettuato l‘8.12.2014). Ecco come si presenta:

Martinluther king .org

 (screenshot della homepage preso l‘8.12.2014 su http://www.martinlutherking.org/ )

 Ad un’occhiata distratta potrebbe sembrare che si tratti di un “normale” sito su Martin Luther King, ma se leggete con attenzione questa homepage vi accorgerete di alcuni particolari inquietanti.

MLK frasi

 Se poi provate ad entrare nelle varie sezioni del sito iniziate ad imbattervi in contenuti di stampo esplicitamente razzista. Ad esempio se cliccate su “Truth abaut King” vi imbattete in una pagina che vi spiega come il “mito” di King sia frutto di un complotto comunista (eh si, anche li è sempre tutta colpa dei comunisti …).

(screenshot preso l‘8.12.2014 su http://www.martinlutherking.org/thebeast.html )

The truth

Mentre se andrete ad esplorare la bibliografia consigliata alla sezione “Suggested book” ci troverete un paio di testi scritti da teorici del suprematismo bianco tra cui spicca la biografia di David Duke, secondo l’Anti-Defamation League (si veda la sua scheda biografica[2]): “il più famoso razzista e antisemita d’America”, leader Ku-Klux-Klan negli anni ’70 e teorico della necessità per i fautori dell’odio razziale di darsi un volto rispettabile.

books

C’è anche un video “educativo” di 21 minuti:

Sono disponibili anche volantini ed adesivi che si possono scaricare. Si tratta di materiale assai ben studiato, che non sembra a prima vista prodotto da un gruppo di razzisti, il cui scopo è spingere le persone a visitare il sito.

(pdf scaricato l‘8.12.2014 da http://www.martinlutherking.org/images/mlking.gif )

mlking

 Chi ha creato www.martinlutherking.org/ ?

Il sito è stato registrato il 14 gennaio 1999 da Stephen Donald Black (più noto come Don Black)[3], “Grande Mago” del Ku-Klux-Klan (amico e sodale di Duke), già militante del partito nazista americano, incarcerato nel 1981 per aver tentato un colpo di stato in un isola delle Antille. Ha fondato nel 1995 il web forum www.Stormfront.org, uno dei più famosi ritrovi di razzisti on line, forse il più famoso “sito d’odio” al mondo[4]. Il sito è registrato sempre a nome Don Black (residente in Florida) sul server di un provider texano. Non a caso dal sito “dedicato” a Martin Luther King un link rimanda proprio a Stormfront.

Questo  forum è la più grande comunità on line di sostenitori dell’ “orgoglio bianco” (white pride). Le convinzioni degli utenti del forum possono essere discretamente variegate, non vi è una ben delineata ideologia o un programma politico come accadeva nei partiti novecenteschi, ma piuttosto un “minimo comune denominatore” ideologico che può essere individuato nelle «14 Parole» di David Lane: «We must secure the existence of our people and a future for White children» (dobbiamo assicurare l’esistenza della nostra gente e il futuro dei bambini bianchi). Si tratta di una visione che mette al centro l’appartenenza razziale, mescolando elementi ripresi dal razzismo statunitense e sudafricano con concetti presenti anche nel «Mein Kampf» di Hitler. In ogni caso ciò che importa non è un programma politico-sociale o la potenza di questa o quella nazione, bensì la “tutela” della “razza bianca”.

Lane è stato uno dei massimi ideologi del razzismo statunitense, incarcerato per i delitti commessi come membro dell’organizzazione terroristica «The Order» (nome ripreso da un romanzo cult negli ambienti dell’estrema destra USA, «The Turner’s diary») è morto in prigione nel 2007[5]. A lui si devono le «14 Parole» e gli «88 Precetti» che costituiscono un imprescindibile punto di riferimento per ogni “nazionalista bianco” (li si può leggere in italiano qui http://veraopposizione.files.wordpress.com/2012/06/david-lane-88-precetti.pdf[7]).

 Il numero 88 non è casuale, la H è infatti l’ottava lettera dell’alfabeto e 88 sta per “Heil Hitler”. Di qui l’uso simbolico dei numeri 14 e 88 negli ambienti dell’estrema destra; soprattutto il secondo compare spesso nelle scritte murali, nel nome di gruppi musicali o nei “nikname” utilizzati sul web.

Si stima che negli Stati Uniti Stormfront abbia avuto un boom dopo l’elezione di Barack Obama alla presidenza nel 2008. Secondo il Southern Poverty Law Center, una organizzazione anti-razzista, i frequentatori di Stormfront sarebbe responsabili di almeno 100 omicidi in tutto il mondo, tra loro vi sarebbero infatti Anders Behring Breivik (autore della strage di Utoya) e Wade Michael Page (responsabile della strage al tempio Sikh di Milwaukee, nel Wisconsin)[8].

Recentemente anche Derek Black, il figlio ed ex-collaboratore di Don, ha preso le distanze dalle idee razziste e dall’attività del padre affermando

«I can’t support a movement that tells me I can’t be a friend to whomever I wish or that other people’s races requires me to think about them in a certain way or be suspicious of their advancements»[9].

[Trad: Non posso sostenere un movimento che mi dice che non posso essere amico di chi vorrei, o che la razza di altre persone determini ciò che penso di loro o mi renda sospettoso dei loro progressi]

( Immagine giovanile di David Duke, in giacca e cravatta, Don Black, con i paramenti del KKK, tratta dal sito  http://www.splcenter.org/home/2012/spring/gathering-storm)

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Ma torniamo a www.martinlutherking.org/, creato nel 1999 continua a funzionare alla grande. In un articolo comparso nel gennaio 2011 sull’edizione USA dell’ «Huffington Post», Keith Thomson scriveva che il sito compariva come terzo risultato su Google, Bing e Yahoo se si cercava “Martin Luther King, Jr.”. Tant’è che diversi studenti delle scuole superiori di New York lo avevano usato come fonte per le proprie ricerche scolastiche, con i risultati che possiamo bene immaginare.

Per capire come questo possa accadere Keith Thomson si è rivolto ad un portavoce di Google, ricevendo da lui questa risposta:

 «Our search results are generated objectively and are independent of the beliefs and preferences of those who work at Google. A site’s ranking in Google’s search results is automatically determined by computer algorithms using hundreds of factors to calculate a page’s relevance to a given query. The only sites we omit from our search results are those we are legally compelled to remove or those maliciously attempting to manipulate our results»[10].

In sostanza i risultati di ricerca sono generati in modo obiettivo e sono indipendenti dalle credenze e preferenze di coloro che lavorano a Google. Il posizionamento di un sito nei risultati che emergono cercando nel motore di ricerca è determinato automaticamente da algoritmi informatici che utilizzano centinaia di fattori per calcolare la pertinenza di una pagina per una determinata query (ricerca). Gli unici siti omessi dai risultati di ricerca sono quelli rimossi per obbligo legale o quelli che tentano maliziosamente di manipolare il risultato della ricerca.

Dunque i motori di ricerca non sono in grado di distinguere i contenuti di qualità da quelli che non lo sono. I provider possono vietare messaggi razzisti o estremisti di loro spontanea volontà, ma tali divieti non devono violare i diritti costituzionali né il contratto sottoscritto con gli utenti. Anche la possibilità che lo stato intervenga per censurare eventuali contenuti presenti in internet è osteggiata dal Primo Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti, che tutela in modo assai esteso la libertà di parola o di stampa:

«Il Congresso non potrà fare alcuna legge che stabilisca una religione di Stato o che proibisca il libero esercizio di una religione; o che limiti la libertà di parola o di stampa; o il diritto del popolo di riunirsi pacificamente, e di rivolgere petizioni al governo per la riparazione di torti»[11].

Un sito (come un giornale, un libro o qualunque forma di espressione) per essere legalmente perseguibile deve contenere diffamazione, una minaccia credibile o l’incitamento ad un’ azione contraria alle leggi.

La risposta all’odio razziale sul web viene pertanto delegata alla sensibilità dei singoli genitori, insegnanti o istituzioni scolastiche. Proprio per fornire un supporto a questi soggetti l’Anti-Defamation League, storica organizzazione antirazzista nata per contrastare l’anti-semitismo nel 2010 ha realizzato una mini-guida per aiutare chi intende contrastare la diffusione di contenuti razzisti e incitamenti all’odio sul web. La guida è liberamente scaricabile in pdf: http://www.adl.org/assets/pdf/combating-hate/ADL-Responding-to-Cyberhate-Toolkit.pdf [12].

 Cosa può insegnare la vicenda di www.martinlutherking.org/?

Al di là del fatto che la legislazione italiana (e di altri paesi europei) è assai più restrittiva di quella USA in materia di incitamenti all’odio o alla discriminazione razziale diffusi sul web, rimane il fatto che Google (così come altri motori di ricerca e così come you tube) non fa alcuna scrematura dei siti in base alla qualità delle informazioni in essi contenute. È la croce e la delizia del web: ciascuno può diffondere ciò che ha prodotto e se  ne è capace può anche riuscire a darvi grande risalto.

Di qui la necessità di una scuola che metta l’educazione all’uso consapevole della rete tra le sue priorità.

[1]Anonymous ruba gli account del Ku Klux Klan: operazione “Giù il cappuccio”, rivelati esponenti. In «La Repubblica»  del 18.11.2014. Consultato l’8.12.2014 sul sito http://www.repubblica.it/tecnologia/2014/11/18/news/anonymous_ruba_gli_account_del_ku_klux_klan-100806973/

[2] Anti-Defamation League. David Duke. 2013. Consultato l’8.12.2014 sul sito http://www.adl.org/assets/pdf/combating-hate/David-Duke.pdf .

[3] Keith Thomson. White Supremacist Site MartinLutherKing.org Marks 12th Anniversary. In «Huffington Post»  del 16.1.2011. Consultato l’8.12.2014 sul sito http://www.huffingtonpost.com/keith-thomson/white-supremacist-site-ma_b_809755.html

[4] Anti-Defamation League. Don Black: White Pride World Wide. Consultato l’8.12.2014 sul sito http://archive.adl.org/poisoning_web/black.html

[5] Southern Poverty Law Center. David Lane. Consultato l’8.12.2014 sul sito http://www.splcenter.org/get-informed/intelligence-files/profiles/david-lane .

[6] Liberamente, biblioteca digitale di Thule. Gli 88 precetti e 14 parole di David Lane. Consultato l’8.12.2014 sul sito http://veraopposizione.files.wordpress.com/2012/06/david-lane-88-precetti.pdf .

[7] Liberamente, biblioteca digitale di Thule. Gli 88 precetti e 14 parole di David Lane. Consultato l’8.12.2014 sul sito http://veraopposizione.files.wordpress.com/2012/06/david-lane-88-precetti.pdf .

[8] Studio USA, il sito razzista Stormfront legato ad almeno 100 omicidi nel mondo. In «La Repubblica»  del 19.4.2014. Consultato l’8.12.2014 sul sito http://www.repubblica.it/esteri/2014/04/19/news/studio_usa_il_sito_razzista_srormfront_legato_ad_almeno_100_omicidi_nel_mondo-83977964/

[9] Mark Potok. Activist Son of Key Racist Leader Renounces White Nationalism.  Consultato l’8.12.2014 sul sito http://www.splcenter.org/blog/2013/07/17/activist-son-of-key-racist-leader-renounces-white-nationalism/  .

[10] Keith Thomson. White Supremacist Site MartinLutherKing.org Marks 12th Anniversary. In «Huffington Post»  del 16.1.2011. Consultato l’8.12.2014 sul sito http://www.huffingtonpost.com/keith-thomson/white-supremacist-site-ma_b_809755.html

[11] Costituzione degli Stati Uniti d’America, 15 settembre 1787. Consultato l’8.12.2014 sul sito http://www.dircost.unito.it/cs/docs/stati%20uniti%201787.htm

[12] Anti-Defamation League. Responding to cyberhate , toolkit for action. 2010. Consultato l’8.12.2014 sul sito http://www.adl.org/assets/pdf/combating-hate/ADL-Responding-to-Cyberhate-Toolkit.pdf .

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2 commenti

  1. wwayne ha detto:

    Ho recensito un film che parla proprio della discriminazione degli afroamericani: https://wwayne.wordpress.com/2015/01/30/inseguire-i-propri-sogni/. Che ne pensi?

    Mi piace

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