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Memorie di uno smanettone #1

Pubblichiamo la prima di quattro puntate sulle avventure di un giovane smanettone a cavallo tra gli anni ’80 e ’90.

Gli Home Computer

Di Francesco Da Riva (Sistemista informatico)

Basic

Nel 1986 avevo 8 anni e mi stavo preparando a celebrale la Prima Comunione. Come tutti i bambini dell’epoca desideravo “la bici da cross con le marce” (3 per la precisione), ma volevo tanto anche un computer. Per me il computer era quella cosa meravigliosa che avevano i miei cugini più grandi che permetteva di giocare a dei bellissimi giochi sulla tv di casa tirandoli fuori dalla cassette.

La bici mi venne regalata dalle zie, fu una compagna di giochi per molti anni ma è sparita da oltre vent’anni.

Il computer mi venne regalato da uno zio, un bellissimo MSX che fu per 10 anni il mio amico più fedele; con lui ho trascorso molte più ore che con la bici ed è ancora funzionante, e molto amato, nel mio studio.

Cos’era un MSX? Faceva parte di quel tipo di computer – chiamati Home Computer – nati nella seconda metà degli anni ‘70 per essere usati in casa da hobbisti, ragazzi e appassionati. Questi computer ebbero il loro massimo splendore negli anni ‘80 e smisero  di essere commercializzati nei primi anni ‘90.

Queste macchine erano veramente speciali, per la prima volta permettevano alle famiglie normali di avere in casa un vero computer, con cui potevi non solo giocare ma anche usare programmi di utilità. Grazie a loro potevi imparare a conoscere un computer, senza essere uno specialista di qualche grossa università, ente pubblico o grande azienda privata.

Non voglio, in questo articolo, fare una storia dell’informatica ma provare a condividere con voi l’esperienza che facemmo in tanti nel mondo dell’informatica amatoriale italiana di quegli anni.

Un mondo molto speciale per noi in cui non contava quanto tu fossi bravo a correre o a colpire un pallone, ma solo quanto tu fossi capace di usare la testa, un mondo in cui la creatività non sembrava limitata che dalla fantasia.

Spesso gli Home Computer entravano in casa come regalo per bambini o adolescenti per poter giocare ai videogiochi , ma per molti ragazzi divennero il veicolo con cui scoprire un mondo allora conosciuto solo da pochi specialisti.

Per capire il fascino di quei piccoli Home Computer dobbiamo prima farci un’idea generale dei computer disponibili allora, oltre agli Home Computer vi erano i Maniframe, enormi, potentissime e costosissime unità centrali grandi interi piani di un edificio.

Si utilizzavano con terminali a fosfori verdi, stampanti ad aghi rumorosissime e grandi come un frigorifero, schede perforate, lettori ottici. Venivano usate nei grandi enti pubblici (INPS, INAIL, CRN, Ministero delle Finanze), dalle banche e dalle forze armate.

Ricordo con chiarezza terminali, stampanti e lettori ottici nell’ufficio di mio padre all’INPS. Le unità centrali, le parti di quei computer in cui avveniva l’elaborazione dei dati, erano a Roma per tutta Italia.
L’unica volta che vidi una unità centrale fu durante una visita ufficiale ad una importante base militare dell’Aeronautica Militare Italiana. Stavano cambiando Mainframe, da uno grande come due piani a uno grande mezzo piano. Era splendido, pieno di lucine, enormi armadi pieni di bobine di nastro, specialisti militari in camice bianco che gli giravano attorno. Io ero incollato al vetro che separava il corridoio dalle sale climatizzate in cui era ospitato. Uno dei più bei ricordi della mia infanzia è quello di una signora americana, penso un ingegnere IBM, che mi prese in braccio e mi fece digitare sulla tastiera di una console di quello splendido mostro.

Vi erano poi i Minicomputer, unità centrali più piccole usate nelle aziende medio grandi; ci si accedeva sempre con i terminali. Costavano parecchio ma decisamente molto meno dei mainframe.

immagine tratta da http://en.wikipedia.org/wiki/PDP-11#/media/File:Pdp-11-40.jpg consultata il 28.3.2015

immagine tratta da http://en.wikipedia.org/wiki/PDP-11#/media/File:Pdp-11-40.jpg consultata il 28.3.2015

Stavano comparendo infine i primi computer professionali autonomi, detti «Personal Computer». Il più famoso, diretto antenato di quelli che usiamo oggi, era il PC IBM compatibile. Costavano dai 2 ai 10 milioni di lire. Uno dei migliori era italiano, M-24 dell’Olivetti, uscito nel 1983 e io riuscii a comprarne uno usato nel 1995.

Quel mondo era lontano per noi smanettoni ma gli Home Computer ci diedero modo di poter conoscere l’informatica.

Proviamo a descrivere un tipico Home Computer:

  • Processore ad 8-bit
  • Pochi kilobyte di Ram dai 16 ai 64 (oggi uno Smartphone ne ha almeno 10.000 volte tanto).
  • Grafica a pochi colori proiettata sulla TV di casa.
  • Supporto di memorizzazione di massa su audiocassette o Floppy Disk.

Uno Smartphone del 2015 (un oggetto simile all’epoca esisteva solo in Star Trek) ha caratteristiche superiori di diversi ordini di grandezza; ma per noi quelle macchine erano il massimo che potessimo desiderare.

La prima cosa che permettevano di fare queste splendide macchinette era giocare ai video giochi. Ci si trovava a casa di chi ne possedeva uno, nella mia classe delle elementari eravamo 4 su 19, si «caricava» un gioco da una cassetta, di solito un quarto d’ora e poi si giocava a turno.

I giochi avevano grafica semplice ma erano molto ingegnosi e divertenti, si compravano quasi sempre in edicola con apposite riviste, di solito il sabato se si era stati bravi a scuola.

Per alcuni la cosa finiva lì ma per tanti, tra cui me, nasceva la voglia di capire come diavolo fosse possibile creare quei giochi bellissimi.

Il problema era da dove iniziare, di solito tra i parenti e gli amici dei genitori non c’erano esperti di informatica. Io ero fortunato: uno zio lavorava con i computer in azienda e mi suggerì di iniziare dalla documentazione del computer stesso.

Spesso con il computer venivano dati dei manuali di riferimento del Basic, il linguaggio di programmazione più diffuso sui nostri piccoli computer. Trovai il manuale, ancora oggi presente nella mia biblioteca, e iniziai a provare a scrivere qualcosa in Basic ma con scarsi risultati.

Il salto di qualità fu una visita in libreria dove trovai un libro che spiegava come programmare il mio piccolo amico.

Da lì iniziai a capirci qualcosa e riuscii a scrivere i miei primi programmi, in modo ingenuo ma che oggi, dopo 27 anni passati sui computer, posso ancora guardare con soddisfazione.

Tornando ad allora, ricordo con piacere il riuscire a far fare al computer quello che volevo. I problemi nella vita di un piccolo smanettone erano essenzialmente due.

Usare il computer era visto male da tanti adulti, a partire dagli insegnati, nel mio caso la maestra. Difficilmente si distingueva tra il vedere la TV, giocare con i video game o cercare di costruire un algoritmo per far riconoscere comandi testuali al computer. Molte volte la punizione per non aver fatto bene un compito era non usare il computer per una settimana.

A me, come tanti altri, veniva ripetuto di smetterla di perdere tempo con il computer o non avremmo combinato niente di buono, ci avremmo rimesso la vista o ci sarebbe venuta l’epilessia.

Dopo quasi vent’anni in cui l’Informatica mi permette di pagare ogni mese le bollette non posso che non concordare con loro.

L’altro problema è che eravamo pochi ed era difficile incontrarsi e confrontarsi.

Uno dei primi modi per trovare spunti nuovi erano le riviste di informatica per appassionati o meglio La Rivista: MC Microcomputer. Purtroppo oggi scomparsa, fu il punto di riferimento per appassionati e professionisti per tantissimi anni.

Attendevo, come tanti, ogni mese che uscisse in edicola per poi leggerla e rileggerla con avidità.

Quando iniziai la mia carriera di informatico professionista, tornavo spesso a consultarla per ritrovare le soluzioni che ricordavo da allora e applicarle ai problemi lavorativi.

Proprio su quella rivista scoprii che esistevano delle cose chiamate BBS tramite cui era possibile conoscere altre persone e appassionati, ma questa è un’altra storia che racconterò nelle prossime puntate.

Quando arrivai alle medie ed entrai negli scout conobbi un altro ragazzo, più grande, appassionato di computer, come si diceva allora. Grazie a lui potei parlare con qualcuno in carne ed ossa di programmi, algoritmi e di come implementare il tutto sui nostri piccoli Home Computer.

Vorrei, come ultima cosa, darvi un’idea di cosa facevo, come altri, col computer e che sembrava strano o incomprensibile alle persone intorno a me, insegnanti compresi purtroppo.

  1. Grafica: era bellissimo creare scenari per i Video Giochi, generare paesaggi, far muovere personaggi. Tutto questo andava fatto a mano, usando la matematica per generare quello che volevamo, capire come far interagire tra loro i vari oggetti, etc. In prima media chiesi a uno zio di spiegarmi un po’ di geometria analitica e di balistica per scrivere un bel gioco di contraerea.
  2. Le avventure testuali, la mia più grande passione. Leggere un libro interattivo, come i Libro Game (altra passione del tempo), sul computer facendo agire il mio personaggio con comandi come «Prendi la pietra rossa» , «cammina in avanti» , «parla con il mugnaio » .
    Il libro del grande Enrico Colombini «Scrivere un gioco di avventura» mi mise sulla buona strada e mi portò a studiare a lungo i parser e la manipolazione di stringhe. Passione che mi fece fare gran belle figure alla superiori e che mi apri le porte del mio primo lavoro.
  3. I frattali: bellissimi oggetti matematici che permettevano di creare immagini meravigliose ed esplorabili.
  4. Video giochi: il motore che molto spesso ci spingeva ad imparare il resto.

Mentre mi appassionavo a tutto questo, nel 1989 vidi per la prima volta il film «War Games», film cult di un’ intera generazione di smanettoni, che mi fece conoscere l’esistenza dei modem. La voglia di conoscerli meglio mi avrebbe fatto scoprire la telematica, molti anni prima che Internet fosse disponibile fuori da poche università.

Ma questa, come si dice, è la prossima storia.

Immagine tratta da immagine tratta da http://en.wikipedia.org/wiki/WarGames#/media/File:Wargames.jpg consultata il 28.3.2015

Immagine tratta da immagine tratta da http://en.wikipedia.org/wiki/WarGames#/media/File:Wargames.jpg consultata il 28.3.2015

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