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Lo sciopero del 5 maggio 2015 a Trento

SGONFIAMO I POTENTI, LIBERIAMO LA SCUOLA !

Di Alessia Ansaloni

Lo sciopero del 5 maggio 2015 a Trento. Docenti, genitori e studenti dinnanzi al palazzo della Provincia Autonoma

Lo sciopero del 5 maggio 2015 a Trento. Docenti, genitori e studenti dinnanzi al palazzo della Provincia Autonoma

Lo sciopero a Trento è stato doppiamente significativo perché non riguardava solo l’opposizione al def “La Buona scuola” ma anche la protesta contro l’imposizione del Trilinguismo invece che un più sensato plurilinguismo.

Scioperare in questo caso non vuol dire opporsi al cambiamento, ma voler cambiare la scuola ascoltando davvero chi ogni giorno ci lavora, rispettando la centralità della didattica e dei processi di apprendimento, anziché dare la priorità alla necessità di risparmiare o alla volontà di concentrare il potere nelle mani di un dirigente che recluta, valuta, decide come un clone delle istituzioni.

Il def si apre con un ossimoro secondo cui la scuola pubblica non può essere sostenuta da fondi pubblici; si fa menzione del digitale senza pensare che occorre investire per la cablatura delle aule, senza considerare che se vogliamo lavorare con la classe destrutturata e con gruppi di studenti che usino i loro devices (tablet, smartphones, portatili, ecc) in modalità BOYD (Bring Your Own Device) dobbiamo avere a disposizione una connessione internet veloce.

Personalmente desidero il cambiamento della scuola, per dirla come Aristotele, nella sostanza che è forma e  materia. Vorrei lavorare in strutture che siano “sicure” e pronte a accogliere una nuova forma, un nuovo tipo di didattica costruita per ambienti di apprendimento e per items. Auspicherei un’equa valutazione dei docenti, un sistema di assunzioni che rispetti il merito insieme alla dignità dei lavoratori, siano essi docenti di ruolo o precari.

Il def non risponde ad una adeguata riforma né materiale né formale al fine di un miglioramento del processo di apprendimento-insegnamento, né ad una valutazione efficace della funzione docente; non propone neppure un modo equo di assunzione.

Io vorrei essere valutata per il mio lavoro di docente da una commissione scientifica di esperti e ricercatori della mia materia che valutino in modo equo (in base ad una precisa griglia di valutazione) tutti i docenti della mia stessa classe di concorso. Essi dovranno valutare conoscenze, competenze, modalità didattiche. La loro valutazione costituirà l’ottanta per cento della valutazione. Il dirigente potrà valutarmi per un altro dieci per cento rispetto alla parte progettuale, quella cioè inerente i progetti di approfondimento che sono stati proposti e sviluppati dai docenti o dai dipartimenti ed i rispettivi obiettivi raggiunti. Il restante dieci per cento sarà costituito dalla valutazione degli alunni.

Si può obiettare che la valutazione da parte degli alunni dovrebbe avere maggior peso, ma vorrei mettere in guardia dall’illusione che essa sia realmente affidabile per premiare la qualità dell’insegnamento. Sulla base della mia esperienza ho dovuto costatare che a volte sono proprio gli alunni a resistere all’innovazione e a rifiutare i nuovi modi di fare scuola preferendo approcci più tradizionali. Ad esempio io ed una mia collega di Lettere avevamo deciso di proporre un modulo sulla stregoneria che, a partire dal presente, considerasse la persecuzione delle streghe dal XV al XVII secolo, studiando la repressione attuata sia dalla Chiesa Cattolica che da quella Protestante, per finire con un cenno alla storia locale rispetto ad una strega vissuta in Val di Non.

Abbiamo speso quattro ore per organizzare il modulo, effettuare la ricerca bibliografica, scegliere i documenti da somministrare alla classe divisa in gruppi, la modalità di verifica che sarebbe dovuta consistere in una simulazione di un processo immaginario ad una strega.

Quando quasi elettrizzate abbiamo presentato il programma ad una classe terza siamo state sommerse da una valanga di obiezioni:

«Siete diventate amiche?»

« Perché dobbiamo studiare insieme storia e letteratura?»

«Perché non ci potete proporre una valutazione tradizionale?»

«E’ possibile fare una raccolta di firme contro questi moduli interdisciplinari?»

Evidentemente il nostro tentativo di approccio interdisciplinare per temi non è stato gradito, a preferire la conservazione dell’esistente erano gli studenti.

Ma torniamo allo sciopero. Renzi è atterrato a Bolzano e da Trento ha pontificato: “C’è chi protesta e chi invece lavora seriamente”. In effetti stando alle interviste di Ballarò (puntata del 5/5/2015) sembra che chi protesta voglia fare solamente vacanza!

Peccato che in piazza, a Trento, io abbia incontrato i docenti più innovativi e lavoratori, coloro che regalano non ore ma giorni, e notti (portandosi le preoccupazioni della scuola a casa) per pensare, con pochi mezzi, come trasmettere spirito critico agli studenti. I progetti proposti ed attuati sono i dati oggettivi del loro lavoro, basta guardare a quelli, oppure alle quasi nulle giornate di assenza per rendersi conto che chi protestava ieri in piazza è proprio chi si impegna di più per innovare davvero la scuola

Nota della Redazione: La redazione di “Avanguardie della storia” appoggia tutte le lotte del mondo della scuola contro l’aziendalismo, l’autoritarismo e il nozionismo. Siamo quindi solidali con chi si mobiliterà contro gli “Invalsi” http://www.cobas-scuola.it/Aree-Tematiche/INVALSI.

“Invalsi” http://www.cobas-scuola.it/Aree-Tematiche/INVALSI.

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1 commento

  1. […] che lavorino sul serio a formulare proposte concrete per la scuola di domani (ad esempio questa o questa). E poi bisogna iniziare a metterle in pratica, a scuola ci siamo noi e non abbiamo bisogno del […]

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