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#NOINVALSI! le ragioni di una lotta

Perché ho scioperato contro la somministrazione dei test INVALSI 

Silvana Castelli

I test vengono predisposti dall’Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione     (INVALSI ) e proposti come strumento per rilevare e per poter valutare i livelli di competenze raggiunti dagli studenti.

La finalità propagandata è quella di garantire, attraverso la somministrazione sistematica dei test e la loro analisi statistica, un monitoraggio costante del sistema scolastico e quindi indirettamente di fornire agli studenti un livello di preparazione che sia uniforme in tutte le scuole italiane.

Le prove, nella presunzione dei loro estensori, dovrebbero garantire una misurazione oggettiva del livello raggiunto dagli studenti.

 Nella realtà questi test contengono infatti un’indicazione metodologica, che incide sulle scelte didattiche dell’insegnante, disattendendo l’articolo 33 della Costituzione Italiana:

L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento

Si vuole promuovere un unico approccio metodologico su cui piegare l’intero processo di insegnamento e apprendimento. Mi spiego meglio, se i risultati dei test diventassero strumento di valutazione delle scuole, ogni insegnante dovrà operare in modo tale che gli studenti siano in grado di ottenere buoni risultati ai test, questo a discapito dello sviluppo complessivo del pensiero critico. In questo modo, si rischia non solo di privare lo studente della possibilità di sviluppare  capacità critiche e di comprensione, a favore di uno studio puramente nozionistico, ma anche, in accordo con  quanto affermato dal prof. Luciano Canfora,  di trasformare il discente più in un suddito che in un reale  soggetto politico. L’Invalsi e tutta la quizzologia di cui siamo circondati/bombardati è lo strumento migliore per ottenere questo pessimo risultato[1] . Vale la pena di aggiungere che i dati  statistici estratti da tali prove serviranno per applicare nella gestione del sistema educativo il metodo del “valore aggiunto”  per stabilire  quali scuole abbiano operato bene e quali no secondo uno schema privo di un qualsiasi valore scientifico, ma ricco di significato nell’ottica delirante della scuola-azienda.

Da un punto di vista strettamente didattico ritengo che i test preparati dall’Invalsi siano, nonostante quanto di vorrebbe far credere, nozionistici e ingannevoli. In generale non verificano la capacità di rielaborazione personale dei ragazzi e non permettono di rilevare il pensiero critico.  Rispondere solo con un sì o un con no è limitante.

Tutti i docenti, nella preparazione delle verifiche, utilizziamo ANCHE i quesiti a risposta singola e multipla, ma sarebbe riduttivo utilizzare solo questa modalità, come sembrano volere gli esperti dei Test. Ritengo sia importante valutare anche il procedimento, il come e perché lo studente sia arrivato ad indicare con la crocetta la risposta, solo in questo modo è possibile capire la causa dell’errore o la correttezza della scelta ed intervenire per favorire una riflessione, che permetta allo studente ad assumere consapevolezza del raggiungimento o meno delle competenze attese

Costi e benefici[2]

In un periodo di crisi credo che il costo per la preparazione e la somministrazione dei test Invalsi sia spropositato, rimando per una stima approssimativa del costo rimando a questo articolo di Marco Baroni. Ritengo che sarebbe quanto meno opportuno  destinare i fondi stanziati per i test Invalsi per migliorare strumenti e gli ambienti di apprendimento.

La realtà, per altro malcelata è  che i test Invalsi siano stati progettati, non con l’intento di fornire uno strumento didattico per aiutare  a migliorare realmente il sistema scolastico, ma bensì un fumoso quanto errato mezzo a disposizione di chi vuole trasformare la scuola in un’ azienda fornendo alla classe politica di turno un insieme di dati dal dubbio valore su cui “fondare” l’operazione di smantellamento della scuola pubblica come concepita nella Carta Costituzionale.

È il caso di ricordare ancora una volta le parole di Piero Calamandrei:

Vorrei infine ricordare che negli stati promotori di questo tipo di rilevazione si sta cominciando a metterne in dubbio la validità e l’efficacia. A questo proposito consiglierei la lettura di: – Chris Hedges. «Perchè gli Stati Uniti distruggono il loro sistema scolastico», pubblicato il 12.5.2012. – Marco Barone «Chi si nasconde dietro l’INVALSI», pubblicato il 17.11.2012 –    Marina Boscanino Prove Invalsi 2015, perché oggi non le ho somministrate ai miei studenti. In: «Il fatto quotidiano» del 12.5.2015.

[1] «Canfora: via subito la riforma Gelmini e l’Invalsi». Pubblicato il 4.5.2013. Consultato il 13. 5. 2015 sul sito http://www.ilsussidiario.net/News/Educazione/2013/5/4/SCUOLA-Canfora-via-subito-la-riforma-Gelmini-e-l-Invalsi/389570/ [2] MARCO BARONE. «Quanto costano le prove INVALSI?». Pubblicato il 27.2.2014. Consultato il 13. 5. 2015 sul sito http://www.orizzontescuola.it/news/quanto-costano-prove-invalsi

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1 commento

  1. […] condividono questa lotta sacrosanta. Dopo lo straordinario sciopero del 5 maggio e il coraggioso sabotaggio di massa dei test Invalsi l’impressione è quella di un calo di forza delle proteste, come se una cappa depressiva stesse […]

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